Al Nobile Cavaliere!
Oh Nobile Cavaliere portami la primavera!
Fai asciugare queste mie lacrime al sole di maggio e permetti che il suo tepore mi ridoni vitalità. Fammi rialzare e rinascere a nuova vita.
Come un giovane germoglio permettimi di sbocciare e dare frutto.
Donami forza per crescere, e fa che le mie foglie protendano a te in maniera eretta senza deviazione.
Non farmi temere la pioggia, tanto saprò che una tua mano mi costruirà un solido riparo.
Non farmi temere le tenebre, tanto saprò che tu spesso mi sorveglierai.
Fa che la brezza mi solletichi e mi porti sempre nuovi profumi.
Ti chiedo di vegliare su questa terra, da cui attingo il nutrimento. Non permettere che ne manchi.
Permetti che il mio arbusto diventi solido e da quell’esile gemma rinasca una nuova vita.
Permettimi di fiorire e coglimi in tutta la mia interezza e bellezza.
Oh Nobile Cavaliere esaudisci i semplici desideri di chi poi sarà pronto a vivere l’inverno con serenità e attenderà in esso l’abbandono e il congiungimento a te.
Oh Nobile Cavaliere sorveglia questa esile realtà!
L’incertezza di un sogno reale
Si ritrovò sola, distesa sulla battigia, non sapeva come c’era arrivata, ma non si fece molti problemi. Si alzò piano, scosse i lunghi capelli biondi, li fece sciogliere, li asciugò al sole, e lasciò che il lungo e trasparente abito bianco le ricadesse sulla snella figura. Il riverbero creava su di lei un’atmosfera strana e la sua immagine eterea, sembrava avesse un aspetto quasi divino. Si sistemò ascoltando il fruscio del vento e guardandosi attorno. Volse lo sguardo verso il mare. Era calmo,e solo delle piccole e timide onde si infrangevano sulla riva creando un dolce rumore. Dietro di lei c’era un capanno semi abbandonato, con delle tende dal colore vivace che venivano scosse dalla leggera brezza. Il sole era caldo e le creava un leggero torpore sul corpo semi bagnato. Tutto attorno a lei sembrava deserto. Ma nel cuore sentiva che stava cercando e sicuramente avrebbe trovato. Mosse i primi passi. Decise di seguire la spiaggia, camminando sul frangersi dell’acqua, guardando le orme che i suoi piedi formavano sulla sabbia. Camminò, camminò a lungo, finché vide che il paesaggio intorto a lei iniziò a cambiare. Lasciò la via del mare e si immerse nel verde del bosco che si ergeva sul fianco di una collina. La vegetazione era folta, a volte le creava qualche problema, ma non mutava mai la sua espressione; sembra quasi stupita e sempre più affascinata da tutto ciò che la circondava. Ammirava il fitto bosco, le folte chiome degli alberi, l’erba alta che le solletica le gambe, assaporava il profumo delle piante e mirava con stupore e soddisfazione ogni forma di vita che la circondava. Dopo un lungo peregrinare arrivò ad una radura. Era al centro di un CROCEVIA. Più strade convergevano in quel posto. Lì si fermò e osservò ogni cosa. E si compiacque. Era giunta là dove sentiva che avrebbe dovuto giungere. Notò le tre tende accampate e vide che erano vuote. Entrò in una, posò vicino al sacco a pelo un biglietto con su scritto: “prima o poi la brezza spirerà nel tuo verso”. Vi posò una rosa dal candido colore e ancora in bocciolo. Ne fu soddisfatta!
Mi svegliai di soprassalto. Avevo sognato tutto. Sollevai le lenzuola e mi avvicinai alla finestra, la aprii. Era quasi mattino e il sole stava per sorgere. Era un nuovo giorno, avrei dovuto iniziare a lottare. Ma al pensiero di quel volto, sereno e compiaciuto tutto mi sembrava meno difficoltoso…
E pensare che tutto sembrava così reale…E quel messaggio sembrava così di buon auspicio!
Quel giorno avrebbe portato Buone Cose!
E mentre mi preparavo, un petalo di rosa sorretto dal vento, entrò dalla finestra e si posò sul mio cuscino…
Il Viver Bene
Esiste forse un parametro per misurare il Viver Bene?
E’ una domanda che continuo a ripetermi, a cui fatico trovare le giuste risposte.
Quando il grigio sembra il colore che costituisce la cornice delle proprie giornate, quando sembra che non esistano soluzioni, quando sembra che non ci sia motivo per un sorriso… quello è vivere, o semplicemente esistere?
Ma che genere di esistenza è questa?
A volte si ha la sensazione di riempire un buco sulla terra e nulla più… ma se d’improvviso avvenisse la nostra mancanza, quel buco rimarrebbe vuoto o verrebbe riempito senza aver notato la mancanza?
Forse non esistono risposte, ma esistono le contromisure; mezzi alternativi per sopperire tali pensieri.
Spesso capita che dopo una grande crisi vi sia una grande risalita. Il problema è che nel momento in cui ci si trova nel bel mezzo di una bufera ci si senta soli in una zattera, e per quanto si cerchi di remare verso una direzione, apparentemente giusta, un forte vento non fa altro che travolgerci, e spingerci sempre più, verso l’occhio del ciclone.
E allora, o si lotta e si spendono tutte le nostre forze, o ci si lascia travolgere dalle onde, ricercando semplicemente l’abbandono. Ma spesso si sceglie il combattimento e da vero guerriero ci si batte contro i propri mostri.
Ma quanto può durare una battaglia?
Forse la paura dell’incapacità di resistere, o forse il tendere la spada verso un qualcosa che non si conosce crea molta incertezza... e la lotta sembra estenuante…
A volte poi non si trovano neppure i motivi per continuare.
Ma un bel giorno, quando non si pensa più alla battaglia, quando il tempo ha fatto il suo decorso, quando le ferite si sono cicatrizzate, si nota che è stata percorsa molta strada.
Si nota di essere arrivati in fondo di un percorso e ciò che sembrava dapprima insormontabile è divenuto irrilevante: e lì si percepisce che la lotta è stata vinta.
Ma era solo la fine di una battaglia.
Forse il Vivere Bene è il compimento di un tragitto in cui si incontrano ostacoli e bisogna avere sempre il fendente pronto.
Forse vivere bene è guadagnare una meta…
Ma di quante mete è composta una vita, e quanti combattimenti bisogna compiere per raggiungere il Viver Bene?