venerdì, 25 marzo 2005, ore 10:02

Ho avuto modo molte volte di chiacchierare di religiosità con un amico, e ritengo che questa poesia di R. Tagore descriva molto bene i nostri dubbi:

Smetti di dire salmi e cantici e preghiere di rosario!
Che adori in quello scuro e solitario angolo di un tempio con tutte le sue porte chiuse?
Apri gli occhi e vedi che il tuo Dio non sta davanti a te!
Sta dov'è l'operaio che prepara mattoni con la dura terra e in chi rompe pietre
Sta con loro sotto il sole e la pioggia....

Ecco, la cultura del servizio e dell'umiltà può superare quella della religiosità manifesta? Senza nulla togliere alla pratica religiosa (che rimane una fonte di stimoli e riflessione) come possiamo affrontare al giorno d'oggi questa dicotomia tra ciò che è Chiesa, e quindi ritualismo, e ciò che è fede o semplicemente coscienza dei propri limiti umani?

muvrino
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categoria : religione