





... Leggendo qua e là il Vangelo











Era Lei, il mio sogno!
Ero io con l’oscurità.
Ero solo nella mia macchina con l’avido desiderio di raggiungerla. Io che schiacciavo l’acceleratore per andare oltre, verso il Paradiso.
Era il mio spirito vitale, la mia linfa. Era dissetante come l’acqua di montagna, era essenziale come il palpito del mio cuore. Ed era là.
Diedi gas e sperai che le distanze si accorciassero ulteriormente.
E mentre mi incrociavo con altri solitari nella notte il suo pensiero mi allietava l’attesa.
A quest’ora si stava facendo il bagno.
Sfacciato e struggente di lei la immaginai. Quasi potessi avere una fessura sul suo mondo dal quale indisturbato poterla mirare.
Dal soggiorno spirava una piacevole aria semi autunnale e le tende mosse creavano un gioco sinuoso. Una luce soffusa entrava dalla strada mentre “love is blindness” degli U2 veniva messa a ripetizione nello stereo. E lei avvolta in un asciugamano bianco, si avvicinava nella sua poltrona, mentre fortunate gocce d’acqua le scendevano dai capelli andando poi infrangersi su una pelle rosea e vellutata.
Un deficiente mi sorpassò a destra; Urlai e bestemmiai.
Ritornai poi nel mio torpore, nel miraggio della sua avvenenza.
Si stava pettinando i lunghi capelli corvini, guardando fuori dal balcone. Ormai la città si stava quasi spegnendo del tutto; erano pochi i restii al riposo.
Lasciò cadere su tappeto il suo asciugamano rivelando un corpo dalle forme sinuose.
Non coprire, no! Lascialo alla luna. Sì, solo ad essa è permessa quella divina visione!
Attendimi sto quasi per arrivare…
Con una biancheria essenziale, calpestando il pavimento lucido e caldo andò nel mio armadio e si infilò una mia camicia. Solo di quella, la volli vestita!
L’azzurro del cotone richiamava i suoi occhi ancora leggermente segnati da un persistente eyeliner.
Profumava del mio dopobarba! Lo potevo percepire.
Accostai al primo distributore. Era necessario, forse ero andato anche oltre.
Il benzinaio accennò qualche parole. “Fai in fretta amico, c’è chi mi aspetta”
-“Spero sia una donna”
-“No” risposi.
Fu allora che mi guardò fisso.
-“E’ un sogno amico, è un sogno. Tieni il resto”
E sfrecciai nella lunga strada semi deserta.
Raggomitolata sul divano, non smetteva di ascoltare quella dannata canzone. Ma nell’immaginare la sua faccia, assorta e divinamente coinvolta nel sound, glielo perdonai.
Di tanto in tanto si girava su quello spazio ristretto. La camicia era semi abbottonata e lasciava poco ad intuire. Le gambe erano ora distese, e lasciate, come da mia brama, alla luce della pallida luna.
E lì si assopì.
La stanchezza iniziava a divenire acuta e la concentrazione rarefatta. Ero solo desideroso di varcare la soglia di casa e avere il mio sogno.
Ora era in piedi di fronte al frigo cercava del latte, no, meglio uno scotch.
Voleva attendermi alzata, anche lei era bramosa.
Ora il silenzio imperversava. Ovunque!
Solo il rumore del ghiaccio sul bicchiere vuoto. Il resto era afono!
Ero ormai nel parcheggio sotterraneo. Il mio posto era stato occupato. La lasciai là nel mezzo, non potevo più aspettare.
Non volevo perdere tempo con l’ascensore, non potevo, stavo quasi soffocando, tanto era il mio desiderio.
Arrivai alla porta. Respirai. Cercai le chiavi.
Me la immaginai dall’altra parte: mi aveva sentito. Prese il bicchiere, si alzò dal divano. Accennò qualche passo. Tirò indietro i capelli, e si inumidì le labbra. Aveva la camicia che le scendeva da una spalla, non la sistemò. Meglio così!
Girai la chiave, primo giro: sentivo il suo respiro.
Rigirai la chiave, secondo giro.
Aprii la porta.
Entrai.
Non c’era nessuno… Ah sì se n’era già andata. O forse non c’era mai stata.
Chiusi la porta, me ne andai a dormire bramando un sogno.
