




Al Nobile Cavaliere!
Oh Nobile Cavaliere portami la primavera!
Fai asciugare queste mie lacrime al sole di maggio e permetti che il suo tepore mi ridoni vitalità. Fammi rialzare e rinascere a nuova vita.
Come un giovane germoglio permettimi di sbocciare e dare frutto.
Donami forza per crescere, e fa che le mie foglie protendano a te in maniera eretta senza deviazione.
Non farmi temere la pioggia, tanto saprò che una tua mano mi costruirà un solido riparo.
Non farmi temere le tenebre, tanto saprò che tu spesso mi sorveglierai.
Fa che la brezza mi solletichi e mi porti sempre nuovi profumi.
Ti chiedo di vegliare su questa terra, da cui attingo il nutrimento. Non permettere che ne manchi.
Permetti che il mio arbusto diventi solido e da quell’esile gemma rinasca una nuova vita.
Permettimi di fiorire e coglimi in tutta la mia interezza e bellezza.
Oh Nobile Cavaliere esaudisci i semplici desideri di chi poi sarà pronto a vivere l’inverno con serenità e attenderà in esso l’abbandono e il congiungimento a te.
Oh Nobile Cavaliere sorveglia questa esile realtà!
VORREI…
Vorrei sapermi muovere con la grazia di una ballerina di danza classica e piroettare fino a rimanere senza fiato.
Vorrei ricevere ogni giorno un mazzo di rose, e rimanere a guardarle fino a quando non appassiscono.
Vorrei saper narrare come il miglior bardo e incantare platee con le mie parole.
Vorrei poter cantare come un’allodola e svegliare con il mio canto il nuovo giorno.
Vorrei saper nuotare come un delfino e solcare i mari fino a toccare l’orizzonte.
Vorrei essere una foglia che ondeggia nell’aria, che si lascia trasportare dal vento fino a trovare il riposo.
Vorrei essere una pensiero felice per ogni persona triste, una lacrima di gioia per chi ne ha già versate tante di amare.
Vorrei essere il silenzio per chi cerca la pace.
Vorrei essere la buona novella per chi attende il conforto.
Vorrei non aver lasciato scappare l’ingenuità di quando ero bambina.
Vorrei aver mantenuto la capacità di stupirmi per la semplicità e la naturalezza delle cose.
Vorrei non aver perso ciò che non trovo.
Vorrei sapere cosa cerco.
Guardo nei tuoi occhi e leggo l'Amore
ascolto la tua voce e sento l'Amore
tocco le tue mani e sento l'Amore
bacio la tua bocca e sento l'Amore
l'Amore
non un amore
l'Amore
Io, tu, noi....l'Amore
Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.
Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
(Wislawa Szymborska)