lunedì, 10 luglio 2006, ore 13:41

Storie del Far West
 
-“Alla salute Jack”, disse il barista
-“Alla salute”, ripeté in coro l’intero saloon.
Buttai giù tutto d’un fiato l’ennesimo whisky offerto. Mormorai qualche parola fiacca ed insignificante. Indossai il cappello e me ne andai.
-“Torna vivo”, disse il vecchio John dall’altra parte della strada.
-“Domani lo saprai vecchio, solo domani.”
Montai a cavallo e cavalcai verso il deserto. Là avrei riposato quella notte.
Il contatto con la nuda terra mi riportava alle mie origini. La paura dei serpenti mi manteneva vigile. Il vento da nord mi cullava gli incubi.
Quanto mi mancava, però, la bella Beth!
Solo io ne ero il colpevole, solo io! Quella sera appena ero entrato nel saloom, mi si era subito strusciata addosso.
Non esisteva una femmina più bella. Giovane e volitiva. Ammaliante e seducente. Figlia del desiderio e amante della lussuria.
E forse, sì forse io l’amavo.
-“Sta sera nessun’altro! Sta sera e fino all’alba sarò solo per te.”
-“No sta sera devo preparami a morire. Toglimi le mani d’addosso e lasciami bere. Non ho tempo per soddisfare le tue voglie.”
Mi accesi un sigaro e senza guardarla in faccia mi versai un altro drink.
E lei con un impeto inaudito, mi baciò sulla bocca come non mai. Mi lasciò lì secco davanti al bancone con la faccia esterrefatta. Se ne andò, tra le risate di tutti, e nessuno quella sera la vide più.
Ah la vecchia Beth, quanto mi manca!
La notte scorreva lentamente, e lo scandire delle ore era segnato dal mio angosciante e turbato battito del cuore. Non avrei mai pensato di dover morire così.
Il Selvaggio Jimmy era pronto a farmi la pelle, e l’alba si stava avvicinando.
Eh sì, lui era pronto e sapeva chi sarebbe sopravvissuto. Tutti lo sapevano. Anche il becchino che aveva preteso il pagamento anticipato.
Ah, oramai solo un miracolo poteva salvarmi!
Quando un uccellaccio nero iniziò a gracchiarmi intorno e quando vidi che le prime luci di una nuova aurora iniziavano a intravedersi sull’orizzonte, capii che era il momento di cavalcare verso Sweetwater.
L’aria era fresca, reduce di una notte stellata di fine novembre. La nebbia non si era ancora alzata e io ero vittima di un’insonnia imperterrita che mi aveva chiaramente fatto notare l’arrivo della mia fine.
Quando giunsi in città una piccola folla era già radunata davanti al saloom.
-“Bravi, siete venuti a vedere come muore un vero gringo!”
Qualcuno pronunciò qualche parola, ma non intesi, ero troppo concentrato a prepararmi a morire.
La campana suonò l’ora, ma il Selvaggio Jimmy non si faceva ancora vedere.
Con gli occhi cercavo avidamente Beth, ma non la scorgevo.
Quando l’ora si fece tarda sentii da est galoppare. Era Lui il mio Boia.
-“Dannata figlia di un cane, dove sei!” Urlò a squarcia gola.
-“Che avete da guardare, e tu, dannato hai avuto il tempo per pregare… Lo sai che è giunta la tua ora. Tornerai alla terra misero verme!”
Era strano vederlo così agitato, ma non ci pensai ero pronto.
-“Dov’è quella figlia di cagna, dov’è.???”
-“Chi cercate?” Mormorò timidamente qualcuno dalla folla.
-“La regina del saloon che mi ha rubato la pistola. Quando avrò spedito questo infame all’inferno, toccherà a lei. La mia Colt non si tocca!!!.
Sgualdrinaaa, rivoglio la mia pistola! Oraaaa!!”
-“Mr Jimmy prenda la mia.” Disse il vecchio curato.
La folla tacque.
-“Ah, un ministro di Dio pronto al sacrificio. Beh, una vale l’altra, pur di spedire qualcuno da satana eh?!”
-“Chi vive nel peccato sia dannato!” Disse il prelato.
-“Parole sante, padre, parole anzi divine!!!”
E una risata irrompe nell’aria.
-“Se Dio è dalla mia parte chi mi potrà mai ammazzare?!”
E allora la risata fu generale.
Le mie gambe intanto tremavano in maniera esasperante. Gli speroni facevano il suono metallico del movimento, anche se io ero piantato a terra, inerme! Ero pronto veramente a morire?
Il battito del mio cuore era divenuto assordante e la vista mi si appannava.
Il Selvaggio Jimmy mise la pistola nella fondina, scosse il capo, e con un ghigno vittorioso disse
-“Verso la morte figlio di un cane. E lo sai vero che non c’è ritorno?!”
Dov’era la mia Beth? Dov’era l’unico motivo per vivere o per morire?
-“Pronto?”
Feci un cenno col capo.
-“Al rintocco dell’orologio, che tu sia dannato vecchio Jack!”
Furono attimi lunghissimi, e il silenzio si mischiava al flusso del mio sangue e all’attesa della morte.
E poi lo sparo.
Venni colpito e stramazzai a terra.
Beth era lì con me.
-“Vivrai, credimi!” Mi disse con le lacrime che le segnavano il viso.
“E invece Lui è fottuto. E’ quello che si merita quel figlio di cagna!”
Alzai lo sguardo e vidi il selvaggio Jimmy accasciato al suolo. Agonizzante.
-“Senza la sua Colt non è poi un gran pistolero, no?! Questo è il mio regalo per te.” Mi disse Beth. E mi appoggiò la pistola sul grembo.
-“Muori!”
-“Vi aspetto all’inferno, maledetti!!!”
-“Sì, ma al momento le porte sono aperte per te.” Disse furiosa Beth. Che impugnò la pistola e gli diede il colpo di grazia.
-“Che hai fatto donna?” Le dissi
-“Ti ho salvato la vita dannato stupido”.
-“Perché?”
-“Perché Sweetwater è divenuta troppo stretta per noi due. E’ il momento di togliere le tende”.
 
Mi ci vollero parecchi giorni prima che tornassi a cavalcare. La gamba faticava a guarire. Ma le carezze e i baci, forse unici, della mia Beth risanavano le ferite più in fretta.
E una fredda mattina di dicembre cavalcammo verso nuovi orizzonti insieme, uniti in qualcosa di più di un amore.
 
Nel West la gente adesso dice che il Selvaggio Jimmy fu ucciso da una mano veloce.
Nel West la gente adesso mormora che l’astuzia di una donna e l’abilità di un uomo uccisero una legenda.
Ma nel West nessuno sa, chi c’è la messa una Colt d’argento, sopra la fossa del Selvaggio Jimmy.
 

lisac
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categoria : racconto