Oltre il vero swing
A tutto avrei rinunciato quel giorno, tranne alla calda e roca voce di J.J. King.
Il temporale irrompeva in un cielo plumbeo. La serata era fredda e tremendamente lugubre.
Ma lo swing che mi attendeva da lì a poco, mi avrebbe fatto dimenticare qualsiasi cosa.
Mi misi il mio soprabito bianco, il cappello. Diedi l’ultima boccata alla sigaretta e poi buttandola a terra, con voce decisa chiamai un taxi.
-“Al Blumoon”
La pioggia non cessava, i tergicristalli cigolavano e il tassista mormorava qualche parola.
-“Al Blumoon” ripetei.
Dopo circa mezzora mi trovai davanti alla porta del locale.
La pioggia sembrava essersi placata, ma un’atmosfera uggiosa e carica di cattive intenzioni continuava a disturbarmi la serata.
Ma ancora pochi passi e tutto sarebbe stato cancellato. Il Re mi avrebbe trasportato altrove e la sua calda voce mi avrebbe fatto dimenticare tutto il tangibile. E in un perfetto stato di grazia armoniosa avrei albergato nei meandri del Jazz per svariate ore.
-“Buona sera Mr John, il suo tavolo è pronto.”
Lasciai il soprabito e il cappello. E mi sedetti al solito posto. In centro sala. Luogo perfetto. Acustica ideale.
Un doppio whisky mi fu offerto dal direttore. Feci un cenno per ringraziarlo e mi accesi una sigaretta. Sapeva di tabacco umido, dannata pioggia!
Il Blumoon iniziava a riscaldarsi. Un gruppo di supporto suonava musica scadente, ma non importava il mio pensiero era già al Vecchio J.J.King. Amava farsi attendere, ma sapeva farsi perdonare.
Il tempo però passava, e miei bicchieri si accumulavano sul tavolo, e il portacenere era da svuotare nuovamente. Feci un cenno col capo e chiamai il cameriere. Ma quest’ultimo invece di venirmi incontro si defilò nel retro-bancone. Mi insospettii.
Decisi di fumarmi una nuova sigaretta e di pazientare ancora qualche minuto.
Poi il direttore andò sul palco.
Il silenzio calò sul locale. Il Grande J.J.King aveva dato forfait.
Una folla composta ma imbestialita perse le staffe, io era tra loro.
-“Vi prego signori. Innanzitutto vi saranno offerti due giri, e poi ho un ottimo sostituto.”
Mi alzai, il suo rimpiazzo se lo poteva tenere!
-“Calma, Vi prego! Miss Louise vi farà amare ancora di più il suo jazz. Lei, ma soprattutto la sua calda voce, vi farà perdere in luoghi sconosciuti.
Vi chiedo solo di darle una possibilità. Lasciatela provare…
Signori a Voi Miss Louise!”
Io ero già in piedi, e mi stavo dirigendo verso la porta. Buttai qualche dollaro sul bancone, mi presi soprabito e cappello, deciso ad uscire. Ma improvvisamente le luci vennero abbassate e io non vidi più nessuna via di fuga.
Vennero premuti i primi tasti del grande piano posto sul lato destro del palco. E poi una luce venne sparata in centro locale, illuminando proprio il mio tavolo. E per la prima volta La vidi.
Cristo se era bella!
Una fluente chioma rossa le ricadeva sulle nude spalle. Un abito scollato le fasciava un corpo prosperoso e uno spacco generoso mostrava lunghe gambe sorrette da vertiginosi tacchi.
Beh, magari qualche minuto ancora, mi sarei fermato!
Il piano continuava a emettere dolci notte. Non era Jazz, no non era la musica del vecchio J.J.King. Ma proprio in quell’istante ringraziai Dio per la sua assenza.
Un uomo con una tromba e un altro con il clarinetto si unirono e Lei guardandoci da dietro il suo boa di struzzo, scivolò dal mio tavolo e ancheggiando da farmi trattenere il respiro andò sul palco.
Emisi un urlo, quando la sigaretta mi bruciò le dita. Dannata!
Andai a tentoni verso il mio tavolo ordinai un altro Whisky. Ed ero in attesa di che razza di voce era dotata la venere bianca che languida mi fissava dal palco.
La temperatura nel locale era tremendamente salita. L’odore del tabacco si era unito a quello dell’alcool. E lei lì maestosa mi stava davanti.
“Two shots of happy, One shot of sad…”
Cristo non svegliatemi se tutto questo è un sogno!
La sua ugola faceva impallidire qualsiasi altro cantante.
Il suo swing mi trasportava oltre l’immaginabile. E tutto lo scibile diveniva vano, fasullo, finto. La mia mente era un etereo vagheggiare misto ad whisky e fumo.
“Two shots of happy, One shot of sad…”
Spostava la sua folta capigliatura toccandosi il collo. Potevo sentire il suo profumo.
La passione si impossessava di me.
Cristo quanto avrei voluto solo sfiorarle il volto!
E lei continuava a portami alla scoperta di suoni che non avevo mai udito. La sua era una voce nera in un corpo candido che sapeva che cos’era la sofferenza. Sì, lei sapeva. E lo faceva capire.
Muoveva con grazia, ma anche brama, le sue labbra. Lasciando che la mia mente andasse oltre, e oltre e oltre ancora.
Cristo che virtuosismi sentii. E intanto mi perdevo nelle pieghe del suo sorriso malizioso.
“Two shots of happy, One shot of sad…”
E mi scoprii innamorato.
Perso in un sentimento che ti intrappola, ti castiga, ti brucia, ti sbrana...
Osservavo la delicatezza delle sue mani e smaniavo per una carezza.
Mi perdevo nella carnosità della sua bocca e avvampavo per un sussurro, un mormorio della sua suadente voce.
“Two shots of happy, One shot of sad…”
E poi il silenzio.
Venni catapultato violentemente al suolo. Forse anche mi ferii da quanto l’impatto fu brusco.
Il Blumoon venne interamente illuminato, e la mia venere era ancora più bella.
Il piccolo pubblico era in delirio. Ma Io avrei voluto zittire tutti.
Lasciatemi dov’ero. Dovevate lasciarci soli!
Il mio cappello si trovava schiacciato sotto innumerevoli bicchieri. E io ero sudato e turbato.
E lei invece era meravigliosa.
Sorrise, si inchinò, mandò dei baci, si girò e se ne andò. Ma nel mentre del suo congedo, ne sono sicuro, mi fece un sorriso speciale. E lo so, che era solo per me.
Da quella sera il Blumoon venne da me bandito.
Avevo paura di rincontrare la mia ammaliatrice. Temevo il suo potere seduttivo.
Ma quella sera divenne per me il sogno del Jazz. L’armonia di un Swing mai udito. Una visione celeste. Uno scherzo demoniaco. Un innamoramento perfetto.
“Two shots of happy, One shot of sad…”