mercoledì, 03 maggio 2006, ore 11:44

Matrimonio Funebre
 
Stride la lama, mentre si conficca nel costato. Deleterio dolore di un funesto accadimento.
Era il nostro il primo passo verso l’altare.
Lei mi fissava, mentre intenta si compiva la nostra ora.
-“Andiamo amore verso il nostro talamo. Decisi, impavidi, impazienti. “
La mano mi tremava, quasi non sorreggeva il peso del fendente.
E poi facemmo un altro passo.
Il prete allarga le mani, ci attende.
Non ha ancora compreso, ma non fa parte del nostro gioco.
-“Uniti in salute e in malattia…”
Il sapore del sangue arrivò alla bocca: piacevole quanto stupefacente.
L’aria mi venne meno, mentre le figure si distorcevano.
E poi vedo lei bellissima e perfetta nella sua eleganza statuaria.
-“Forza” mi sussurrò all’orecchio “l’altare è vicino.”
E io la seguii, nella buona e nella cattiva sorte.
Un amore immolato su quest’ara non può essere che unico.
-“Padre inizi, perché poi giunga il momento del termine.”
Il vecchio sacerdote vedendoci si incupì.
Quando il sangue cominciò a farsi vedere, anche gli invitati, sbalorditi iniziarono a reagire.
Ma ben presto tutto sarebbe divenuto evidente.
E questa volta fu il mio turno.
Andai dritto e deciso verso il suo fianco.
Appena toccai con la lunga lama la carne, il coltello affondò, e la mia mano si avvicinò a tal punto da sentire il pulsare delle sue membra.
“Ah caro prossimo marito, che la mia unica colpa sia il profondo amore per te…”
Estrassi e lasciai che nel suo candido vestito fiorisse una rosa dai colori e dai profumi del sangue.
E poi si accasciò nel suolo della tetra cattedrale.
Le urla degli invitati salirono al cielo. I più uscirono spaventati e stupiti. Gli altri increduli si accovacciarono in fondo alla chiesa.
-“No, non è giunto il momento, forza Padre faccia ciò per cui è stato chiamato.”
E lui timido ci guardò, stupefatto. Mentre i nostri corpi si tingevano di carminio.
Quando si riebbe, iniziò ad urlare.
-“Sacrilegio, figlioli, Sacrilegio…”
-“Nooo Padre non ci lasci così. Perché tutto si compia è necessario che ci unisca in questo sacro vincolo.”
-“Ma perché state facendo questo? Che cosa o peggio ancora, chi vi ha spinto a questo?”
-“Il nostro amore Padre. Ora sappiamo che avverrà come vuole Dio!”
-“Ma figlioli non vi capisco. E poi vi prego, risparmiate le parole, chiamerò aiuto, e ritroverete la via. Ci sarà in seguito tempo per spiegare.”
-“No Padre, è oggi il giorno stabilito” Disse lei il cui abito era ormai chiazzato in più parti e di candido non rimaneva che la corona di margherite che le cingeva il capo.
-“Vi prego ragionate, miei amati. A che vi porterà questo gesto sennò alla fine dei vostri giorni?!”
-“Amore, Padre, solo amore”
-“Mio Dio figliolo, la tua pazzia ha intaccato le ossa oramai. Che il Diavolo ti tenga lontano dalle sue spire. Torna in te e ritrova il senno”
-“No Padre, non è Satana che ci chiama, ma Dio”
-“No Dio non l’avrebbe mai permesso tutto questo! Non bestemmiare figliolo, ti prego”
-“Ci unisca in matrimonio Padre, su non si perda in capire ciò che è limpido e cristallino…”
-“Sì Padre” disse Lei “Coraggio, prima che la vita ci sfugga”
-“Ti prego figliola, spiegami allora… Perché vuoi un matrimonio quando ormai la morte ti soffia sul collo?!”
-“Finche morte non ci separi, è così vero Padre?!… Ed è quello che avverrà. Saremo indivisibile in questo sacramento, finché la morte non avrà il sopravvento. Non avremmo tentazioni, e ci ameremo per sempre come il giorno del nostro matrimonio. E tutti avranno la certezza della verità…”
-“Gesù Cristo questa è demenza. Ma la vita figlioli è sfida. E’ sapersi mettere in gioco. E’amore sì, ma giorno per giorno. Il matrimonio va vissuto un’intera vita, no in un unico dì. Vi prego, Cristo Santo, qualcuno mi aiuti… Chiamate dei soccorsi”
 
Alzò gli occhi al cielo, e quando li abbassò trovò due cadaveri.
Quel giorno diede solo due estreme unzioni, ma non celebrò matrimoni.

 
lisac
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categoria : racconto