giovedì, 09 marzo 2006, ore 15:47

Quando Ballerina danzava
 
Si alzò dal letto, a stento. 
Crudele Giovinezza, in quali meandri del Corpo ti sei nascosta. Ti prego sussurra al vento il tuo ritorno. E io rimarrò alla finestra ad aspettarti.
Mi lascerò sorprendere, e donandoti i miei ciuffi rossastri, lascerò, o brezza, che tu mi invada e mi riscopra di nuovo Vigore.
Ma tu, impietosa Vecchiaia, ti sei già impadronita di me, e chiusa a chiave come in uno scrigno di preziosi, ti riservi il predominio del mio Corpo. Inesorabile mi travolgi nelle Tue spire demoniache.
Andò verso lo specchio. Sospirò e guardò.
Dov’è finita la bellezza di un tempo. Ciuffo ribelle, eco di Giovinezza, tu rimani lì ritto in fronte a ricordarmi ciò che fu. Bocca carminia, luogo di desiderio ormai spento, lasciami sola nel mio dolore e lascia che scivolino nel vortice del passato gli amorevoli baci.
Occhi stanchi, non più verdi, che non cercate più né vigore né curiosità, vi siete lasciati ingannare dalla Debolezza, dalla Spossatezza
Tutto era inutile. Troppo tardi per richiamare gli Anni lucenti, troppa strada era stata percorsa. E come ogni Corpo che aveva vissuto l’alba, attendeva ora il tramonto.
Distolse lo sguardo dal beffardo specchio e con fare lento aprì la porta sul terrazzo. Subito una folata di vento si insinuò nella stanza, le fece scivolare la vestaglia e rimanendo in una composta camicia da notte, si lasciò travolgere…
A piedi nudi uscì, sporgendosi sul parapetto. Tutto era ammantato da uno strato di soffice neve. Si percepiva una delicata freddezza. La notte non era profonda, nonostante l’ora fosse tarda e tutto era ancora ben visibile in un’armonia fatata, degna di una penna di poeta.
Strana notte che vuoi da me? Non c’è più la Fanciulla di un tempo. Chi cerchi? Non me, no… Bellezza se n’è andata, lasciandomi Vecchiaia. Con lei non mi sono mai adattata… Non restare, torna nel mondo dei sogni. Lasciami nelle tenebre, quello è il mio luogo. Non sogno più ad occhi aperti appoggiata a questo terrazzo. Non attendo più l’arrivo di Emozioni. Quelle sono già passate e non tornano più. Anche Amore ha lasciato il segno. Mi ha indelebilmente modificata. Mi ha dato Sogno e Meraviglia, Desiderio e Passione. Ora solo Tristezza alloggia in me. Tutti se ne sono andati, lasciandomi Solitudine…
Strinse i pugni e lasciò che una lacrima scendesse sul suo volto rigato dal tempo. Ma non terminò la sua corsa, cadde dal parapetto e si insinuò nella soffice neve.
E fu da lì che nacque Ballerina.
Era slanciata e sorridente. Perfetta nel suo costume. Alzò le braccia al cielo, e mosse il primo passo. Un canto sottile arrivò dal profondo di un ricordo e un’armonia assoluta illuminò la notte.
Graziosa creatura che danzi per me, che cerchi in questo luogo? Mi attrai nelle tue movenze e mi ricordi ciò che fu. Nella tua esilità mi ridoni un Passato di vigore. Anch’io mi illuminavo a giorno quando calzavo le mie scarpette! Ero agile come una gazzella, elegante come un cigno e armoniosa come una rondine...  
In te mi sovviene la perfezione che Lui vedeva in me, di cui io non ne ero conscia. Mi ricordo la Sua mano gentile nelle mie fattezze, la Sua Sincerità nei Suoi baci. Se ne andò troppo presto, ma mi aveva già dato tutto. Non volli nessun altro nonostante Avvenenza fosse ancora in me.
Danza, sì ti prego ancor per me, perché in te mi riconosco!
In te rivedo Sogni, ma anche Sacrifici. A volte Rinunce, e Frustrazioni. Ma con esse divenni Donna.
Ricordo anche quando Esilità mi lasciò per dar luce a Nuova Vita. E in essa mi sentii completa.
Ma come avevo fatto a scordare tutto questo? Verme solitario della Vecchiaia, ho ceduto tutto a te, ma ti strappò dalle spire i miei Ricordi. Ti ho lascito Corpo, ma tieniti lontana dalla mia Mente. Putrido essere, non avrai la Bellezza del Passato. Tieniti pure Tristezza e Commiserazione, tue sorelle, ma guai a te nel prenderti Amore. Ho danzato per esso e in esso mi sono ritrovata.
Danzatrice della pallida notte, regina del canto della natura, ecco, mi sono ripresa ciò che mi apparteneva: la mia Vita…
La Ballerina si fermò e guardò in alto verso la stanza. Abbozzò un sorriso. Mestamente si inchinò e lasciò Silenzio e Pace, Ricordi e Sospiri, Passione e Amore a vegliare, in quelle poche ore. Si attendeva un altro passaggio, quello di Miglior Vita. Non tardò ad arrivare. E portandosi con sé Anima, lasciò Corpo in balia di Vecchiaia. Ma questo non fu importante, ciò che si doveva salvare viaggiava già in luoghi propizi. 

lisac
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categoria : racconto