
“Da una mia vera esperienze…” Settembre/ottobre 2003
1parte
Il mio Cammino di Santiago, il mio Cammino interiore
Ci sono momenti nella vita in cui si capisce benissimo qual è la strada da imboccare, si comprende limpidamente il tragitto da seguire, anche se non è chiaro lo scopo.
Forse un libro, le amicizie, i racconti… non è mai stato lampante che cosa fece nascere la voglia dapprima, e la convinzione poi, comunque il fatto volle che per caso e per gioco un gruppo di persone si accordasse e intraprendesse un viaggio verso l’ultima dimora di San Giacomo… stavamo per percorrere il Cammino di Santiago.
Il tutto cominciò timidamente. Alcuni di noi erano stati affascinati delle gesta di Paulo Coelho, che narrava il suo cammino. Era un crescendo di avventure dello spirito; il suo io veniva continuamente stravolto da nuove emozioni che lo rendevano più fragile ma nello stesso tempo consapevole dei propri limiti e quindi capace, con ragionevole pazienza, di superarli e riscoprirsi persona nuova.
Fummo anche molto affascinati dal racconto di un amico. Lui aveva battuto Quelle Terre, e il suo entusiasmo ci aveva motivato ulteriormente.
Nonostante tutto, nessuno di noi aveva creduto possibile la realizzazione di tale viaggio. Molte avversità, forse troppe facevano sembrare irraggiungibile il conseguimento del tragitto.
Chi tentò di organizzare il viaggio si accorse degli enormi limiti, che ci avrebbero inevitabilmente fermato.
Il tragitto complessivo si estendeva all’incirca su 800 km., e il tempo di battuta più breve previsto era di 20 giorni;
Facendo un rapido controllo dei possibili partecipanti ci si accorse che l’unico periodo accessibile a tutti era agosto, di conseguenza gli ostelli che avrebbero potuto ospitarci sarebbero stati limitati in quanto mancavano le nostre prenotazioni.
… e poi altri problemi, come le incapacità fisiche, le ferie limitate, il periodo troppo caldo, insomma sembra che il tutto si dimostrasse irrealizzabile.
Ed è proprio in quei momenti, quando la speranza sembra quasi un filo sottile che collega un progetto idilliaco alla realtà, che il vento varia la sua traiettoria, portando nuove idee nella mente di chi non perde il desiderio della realizzazione del sogno.
I nostri cervelli iniziarono a partorire nuove idee, degne di menti fervide. Si iniziarono a dipanare matasse, a risolvere problemi con disinvoltura e decisione.
Si stese un programma con partenze e tappe da percorrere e si pensò di ovviare all’inconveniente carico bagagli, ma soprattutto alla fatica, utilizzando due furgoni, pronti non solo a trasportarci alla meta ma anche rassicuranti compagni di tappe, nel nostro strano tragitto a piedi.
Il 9 luglio ’03 i problemi non erano ancora stati risolti del tutto. Ad esempio si stava ancora cercando un secondo furgone, non si sapeva ancora il numero esatto dei partecipanti… così forse per stimolo, per aumentare l’entusiasmo, per sollecitare la positività degli eventi, io stessa mi esposi in prima persona, mandando una e-mail ad una radio nazionale, in cui descrivevo la nostra impresa. La trasmissione a cui la inviai trattava di viaggi alternativi e particolari, e senza tanto pensarci, spedii il messaggio che scrissi, senza sperare in una risposta o in qualsiasi altra forma di incontro.
Il pomeriggio del giorno 14 luglio ’03, venni contattata inaspettatamente dalla radio stessa che si congratulava per la mia lettera e si complimentava per l’impresa. E senza lasciarmi il tempo di obiettare mi preannunciava che sarei stata lanciata in onda e soprattutto in diretta il giorno 15/07 alle ore 15.10. Avrei dovuto raccontare all’Italia la mia vacanza alternativa.
Venni invasa da un turbinio di emozioni. La mia innata timida natura veniva messa duramente alla prova. Pensieri contrastanti mi balenavano per la testa. Ero tentata di mollare tutto e fuggire al momento della diretta dileguandomi, fuggendo sia alle persone a cui avevo raccontato la mia folle situazione, che fuggendo alla mia caparbietà e a tutti gli insegnamenti sulla parola data. Prevalse la parte aggressiva e tenace di me stessa e andai in diretta. Tutto ciò che mi ero prefissata di esporre svanì. Le mie parole furono improvvisazione pura dettate in parte dal buon senso e in parte dalla parte viscerale di me stessa.
Questo strano cammino di Santiago si dimostrava ricco di sconvolgimenti e turbolenze ancora prima di iniziare. Ogni giorno avveniva qualcosa che in qualche maniera destava i nostri piani.
Un altro episodio che mi creò scompiglio emotivo fu il diniego della mia più cara amica. Avevo contato sulla sua presenza fin dai primissimi preparativi. Sapevo che avrebbe partecipato e avrebbe apprezzato molteplici aspetti del viaggio. Conoscevo il suo entusiasmo per tutto ciò che era itinerante e nuovo. Per questi motivi lei era una figura scontatamente presente.
E invece questo non avvenne. Lei fece la sua scelta e decise di rimanere a casa attendendo il suo momento.
Questo era il mio cammino non il suo, questo era il mio momento di affrontare l’esperienza non il suo.
Accettai con grandissimo rammarico la sua decisione da persona adulta e sapevo che comunque il suo pensiero da grande amica qual era, mi avrebbe guidato durante tutto il mio viaggio.
I giorni passavano e si approssimava l’ora di compiere gli ultimi preparativi. Avevamo iniziato a stendere liste, a valutare i bagagli, a comprare creme,…
E l’emozione saliva.
Più si avvicinava la partenza più aumentavano le titubanze.
Ero decisissima a partire, sapevo che avrei dovuto percorrere il mio cammino, quasi avessi dovuto compiere una missione a me ancora sconosciuta, ma l’emotività non mi dava tregua. A volte avrei voluto essere proiettata nel mio futuro, nel momento subito dopo l’arrivo da Santiago, ma ero consapevole che non si sarebbe verificato. Dovevo vivere il mio cammino, avrei dovuto accettare le situazioni che mi sarebbero capitate.
Ero anche turbata dai miei compagni di viaggio. La mia grande amica non c’era ed io non ero coperta. Non avrei avuto accanto persone che conoscevo da sempre, ma bensì nuovi amici con cui avevo instaurato da poco un nuovo legame. Li sentivo comunque vicini e per questo per una strana sensazione decisi di fidarmi di loro, confidando le mie paure, le mie difficoltà fisiche svelandomi piano piano, iniziando un meccanismo che a ruota avrebbe coinvolto anche loro stessi rafforzando un rapporto che sarebbe col tempo diventando Amicizia.
Iniziarono anche le escursioni preparatorie. Ci trovavamo al mattino presto di ogni domenica di luglio, ci accordavamo su un percorso più o meno difficoltoso e iniziavamo l’allenamento. Si cercava di trovare dei sentieri che fossero accessibili a tutti e che ci permettessero di preparaci a sufficienza. Era proprio in queste situazioni che emergevano i caratteri dei miei compagni. C’era chi non si arrendeva, anche se le vie si dimostravano tortuose e inaspettatamente inaccessibile, la parte grintosa aveva il sopravvento.
Il tempo passava e cresceva l’ansia dettata sia dall’imminente partenza che dall’ignoto. Non sapevo che cosa mi attendesse, non ero sicura delle mie forze e neppure della mia lucidità mentale. Mi chiedevo se stessi realmente compiendo uno sforzo che il mio corpo potesse sopportare e poi sarei tornata ferita oltre che nel fisico anche nell’anima?
Mi spaventava molto il contatto che avrei avuto con la mia parte più intima. Speravo che il cammino non andasse a rimuovere sentimenti o ricordi che mi avrebbero in qualche maniera creato degli scompensi. Tremavo al pensiero di destare seppure inconsciamente vecchi episodi magari mai del tutto risolti che ero riuscita con qualche sotterfugio a nascondere a me stessa.
Nelle due settimane prima della partenza mi accorsi quanto banali fossero le mie paure, e quanto si dimostrasse effimero tutto quello che fino a quel momento avevo definito problema. Uno strano dolore fisico si rifletteva sulla mia emotività ed insieme mi creavano scompensi non indifferenti. In pochi giorni divenni ingestibile. Dolorante, stanca, abbattuta, e vinta dalle debolezze, trascorsi giorni strani, dove si alternavano sentimenti contrastanti. Avevo molta voglia di partire, ma anche la consapevolezza che se non fossi migliorata sicuramente il mio cammino sarebbe fallito. Non avrei mai potuto affrontare nulla di ciò che mi ero prefissata.
Io venni nuovamente contattata dalla radio. Il giorno prescelto fu martedì 12 agosto. Dovevo contrastare un alto grado di emozione, molti amici e parenti intenti ad ascoltarmi, una deejay in cerca di pettegolezzi e pronta a trovarmi in fallo…
Tutto andò per il meglio, per fortuna, ma ne rimasi sconvolta per tutta la giornata.
Non ho mai atteso la brezza che porta cambiamenti, ma l’ho sempre e comunque rincorsa. Ricordo quella mattina che svegliandomi, e annusando l’aria, ho avuto dopo svariati giorni la certezza che sarei partita. Sentii il richiamo del cammino e sentii che ero pronta ad affrontarlo. E stranamente non pensavo più alle insidie che avrei dovuto affrontare, ma avvolta da un alone di serenità mi sentivo in grado di superare qualsiasi avversità, senza alcun timore.
Dopo una serie di preparativi, riti propiziatori e funzioni religiose arrivò quel fatidico 15 agosto. Alle 5 del mattino eravamo pronti ad affrontare il viaggio e le conseguenze che ne sarebbero derivate.
Durante tutto il tragitto che dovemmo percorre per raggiungere la partenza del nostro cammino, iniziammo a conoscerci, con incertezza, ma spavaldi e forse non curanti degli effetti che avrebbe portato un approccio sbagliato.
Fu divertente, lo scoprirsi a vicenda, il rivelarsi, e lo spogliarsi di alcune inibizioni.
Quando ripenso all’inizio del mio cammino, lo ricordo come ad un momento emotivamente contrastato. Non riuscivo a capire nulla. Ero provata da un viaggio difficile ed ero eccitata da una partenza imminente. Non sapevo chi mi avrebbe seguito e soprattutto chi avrei cercato.
Ero confusa, tormentata e preoccupata.
E fu il momento di partire.
Avevo appena iniziato a camminare e già avrei voluto raggiungere la fine della tappa. Ero preoccupata di me stessa, delle mie capacità fisiche e delle mie incertezze.
Vidi, cosa per me molto strana, che anche per i miei compagni di viaggio i sentimenti erano gli stessi. Eravamo un terzetto collaudato, avevamo già condiviso momenti di marcia insieme. E forse per questo motivo sembrava quasi che un tacito accordo ci accomunasse e ci facesse camminare più spediti.
E fu in quel giorno che, non si sa per quale strano caso, ci sentimmo molto più vicini di quanto non lo fossimo mai stati.
Camminavamo fianco a fianco. Ridevamo, scherzavamo, ci consolavamo, e ci ascoltavamo. Abbiamo anche cantato, forte, liberamente, a squarcia gola.
Cercavamo a vicenda di mascherare la fatica dell’altro, con qualche stratagemma, che potesse alleviare la sofferenza e ci permettesse di giungere insieme al traguardo.
Più si andava avanti, più ci tranquillizzavamo e più eravamo noi stessi.
Eravamo tre persone che si stavano testando, che stavano dando fiducia a chi gli stava a fianco.
Camminavamo per capire noi stessi, ma marciavamo anche per chi non riusciva a seguirci. Avevamo voglia di scoprirci, e capirci.
Non sapevamo realmente perché stessimo sostenendo una prova così grande, ma sentivamo che era il momento opportuno e le persone erano quelle giuste.
In seguito avremmo compreso che quella mattina ci sarebbe rimasta nel cuore, e difficilmente ce ne saremo scordati.
Il mio cammino era divenuto anche il loro. Stavamo condividendo.
Notai che l’aria era intrinseca di una magia che ci avrebbe inesorabilmente modificati.
Fine I Parte
