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Un giorno, per caso…
Arrivò di soppiatto. Mi sorprese alle spalle.
Appena lo vidi rimasi senza fiato, esterrefatta.
-“Che fai qua?”
Non rispose, ma il suo sorriso esaudì le molteplici domande che la mia mente continuava a formulare. E guardandolo nel volto, non proferii parola, appagata da quell’immagini che da lungo tempo mi era risultata mancante.
Era sempre lo stesso, nulla era cambiato, o forse qualche ruga in più, che lo rendeva ancora più affascinate ai miei occhi, e quell’espressione sempre disincantata che mi faceva annullare il resto del mondo, e inerme continuavo a rimanere in uno stato di grazia confusionale.
Mi sei mancato!, ma non ebbi il coraggio, e le parole non uscirono dalla mia bocca.
Rimanevo lì a fissarlo, sentendomi impotente difronte alla sua figura.
-“Sei pronta a seguirmi?” mi disse.
Fino alla morte!, ma anche questa volta non uscì una sola sillaba, e mi limitai a affermare tacitamente con un semplice gesto della testa.
Mi prese per mano, e il suo tatto mi risvegliò uno scombussolio interno da tempo assopito, forse anche scordato. L’intimità del passato si era dissolta, rarefatta, fino quasi a scomparire.
La sua mano poderosa si agganciò alla mia, stringendomi, quasi provocandomi dolore. Ma quella morsa mi rigonfiava il cuore, mi appagava di tutte le mancanze avute.
Mi fece camminare per il centro della città.
E io fedele, lo seguivo. Forse mi trascinava, forse faticava. Ma non comprendevo, è in quello stato mi perdevo.
Di tanto in tanto si voltava a guardarmi, riproponendo il suo sorriso, assimetrico, irregolare, perfetto.
Poi si fermò proprio davanti ad un ristorante. Non c’ero mai entrata.
Era un luogo di passaggio. In molti vi sostavano, sia per un pasto veloce, che per qualcosa di più pacifico e distensivo.
Aprì la porta e mi cedette il passo. Mi portò al centro del locale. Quasi tutti i posti erano occupati. Un cameriere premuroso ci accolse, e con un gesto della mano ci fece notare il nostro tavolino.
-“Che sta succedendo, per favore, mi vuoi spiegare tutto questo.
E’ da più di un anno che non ti fai vedere, le telefonate, oramai, sempre più rade mi hanno fatto pensare ad un tuo rifiuto, le tue continue scuse mi…”
-“Vedi quella coppia” e me la indicò, facendomi perdere il filo del discorso e disarmandomi dalla rabbia che piano piano era affiorata.
-“Sono insieme da cinque anni. Lei è stanca di aspettarlo, è stanca di badare ai suoi figli.
Lei è stanca e sta pensano di lasciarlo, e forse oggi ha trovato il coraggio di farlo.”
-“E tu come sai tutto questo?!”
-“Invece quella donna là, seduta in quell’angolo,” -continuò lui, senza neppure sembrare di ascoltarmi – “è appena ritornata dall’ospedale. Il marito in fin di vita vuole solo le sue amorevoli cure. Ora lei mangia in fretta il suo pasto, per poi tornare il prima possibile al capezzale del marito.
Ora girati e guarda là. Lo vedi il ragazzo in giacca e cravatta seduto al bancone? Beh, lui è un famoso agente finanziario. In poco tempo è riuscito a guadagnare una montagna di soldi. Ha tutto quello a cui una persona del suo calibro può auspicare: macchine, case, e donne. Ma il suo problema è questo: non possiede più la ragazza della sua vita.
Il suo vero e immenso amore se n’è andato, apparentemente senza motivo, lasciando un semplice messaggio di scuse sulla segreteria. La stessa che lui consuma, a forza di risentire, incessantemente, insistentemente…
Vedi quei due ragazzi. Lei è ammalata, lui lo sa. Lei ha rifiutato ogni cura, lui non ha condiviso, ma ha solo rispettato. Lei vuole trascorrere ogni istante che la sua breve vita le riserverà con lui. Vuole morire con il ricordo delle sue carezze, dei suoi baci…
L’anziano che sorseggia il tè, è rimasto da poco vedovo. La mancanza della moglie non lo fa più dormire. E oltre a giacere in un stato di perenne agonia, si sente sperduto. Dalla giovinezza fino a poco tempo fa, ogni istante era stato condiviso con il suo unico vero, grande amore. Ora si sente solo, nonostante l’affetto delle persone care non gli sia venuto meno. La sua dolce moglie ha lasciato un vuoto incolmabile.
La donna con le scarpe rosse e il vestito nero non è in compagnia del marito, ma dell’amante.. Con lui si sente appagata e nonostante la loro sia una storia clandestina, vorrebbe gridarlo al mondo intero: mai si è sentita così viva.
Le quattro persone che siedono vicino a noi non hanno nulla di particolare: lui e lei si sono conosciuti dopo un paio di storie impossibili. Si sono piaciuti, e hanno deciso di formare una famiglia. Ora hanno due figli, e forse un terzo in arrivo. Non è facile gestire la loro vita, ma insieme, ci provano giorno dopo giorno…
E poi quei..”
-“ Basta! Non capisco più nulla. Mi hai portato qui per osservare la gente o perché avevi qualcosa da dirmi?”
Si sistemò la camicia e si frugò sulle tasche della giacca grigia. Alzò la testa, mi sorrise e mi baciò lievemente sulla bocca.
Io, tutta scombussolata, rimanevo lì, sbalordita, incerta…Mi sentivo confusa, ma immensamente felice. Lo avevo cercato a lungo, ma poi mi ero rassegnata al suo silenzio, alla sua assenza… E ora era lì, di fronte a me. E forse questo mi bastava. Mi beavo del momento, quasi fosse un sogno, consapevole che nulla sarebbe ritornato o durato in eterno.
-“Queste sono le ipotetiche storie di chi ci circonda. Tutti loro hanno qualcosa da raccontare, e pure qualcosa su cui disquisire.”
-“E qual è la nostra storia?”
-“La nostra è questa, quella vissuta e quella che il futuro ci riserverà!”
Mi guardò con quei suoi occhi profondi: prese la mia mano e la appoggiò sulla sua. Poi dal dito indice dell’altra sua mano, fece scivolare un anello, che si andò ad infilare nel mio annullare.
Stupita, assistevo alla scena, di cui mi trovavo protagonista, immersa in pensieri e meraviglia.
-“Lasciami essere parte della tua vita. La nostra storia la scriveremo a quattro mani, io e te nel libro del nostro destino. Non negarmelo!”
Le lacrime copiose furono testimone di quel giorno.
Non sapevo che cosa potesse accadermi. Non conoscevo le sfaccettatura della mia storia futura.
Decisi che il pianto potesse essere, benefico e liberatorio.
Assentii, e lasciai che un bacio facesse da sigillo a quella giornata.
Poi permisi che le pagine del libro del destino, animate dalla brezza di quell'evento, fossero impresse da un NOI.
E il seguito fu solo avventura, se non nuova vita!
