
In viaggio, per poi tornare
Parto per poi ritornare, ritorno per poi partire!
Il mio treno ha appena lasciato la stazione e nel suo moto accelerato mi sta portando a casa. La mia vacanza è terminata e tra qualche ora sarò di nuovo nei luoghi a me noti.
Ogni attimo vissuto, mi ha fatto bramare il ritorno.
Ma contrariamente a quanto si possa pensare, non sono stata male, anzi.
Tutto ciò che ho ammirato, assaporato, criticato, gustato… mi ha riempita e soddisfatto. Sono stata appagata, ma ora grido al cielo di accelerare il mio rientro.
Là qualcuno mi attende!
Ho visto culture diverse e assaggiato cibi dagli aromi sfumati e dai sapori conturbanti, ho ascoltato persone parlare una lingua diversa dalla mia, ho sfidato il tempo che non mi apparteneva, facendomi inghiottire dalle folate di vento e dai tramonti a tarda ora.
E intanto pensavo al ritorno, a quanto avrei avuto da raccontare.
Il treno si insinua nelle valli e mi porta verso dove qualcuno mi aspetta.
Guardo fuori dal finestrino e il paesaggio mi richiama quello che ormai è già passato: le camminate tra gente sconosciuta e le chiacchierate con i compagni di viaggio.
Mi mancheranno i sussurri nella notte, le confidenze sottili, importanti seppure banali: la necessità di dire tanto in un periodo quasi proibito. E intanto la notte scorreva, mentre noi discutevamo del destino, del colore di un vestito o dell’importanza di essere amici, tra risate, sospiri e piccoli silenzi, prima di un sonno profondo, liberatorio…per poi ricominciare in un giorno nuovo.
Parto per poi ritornare, ritorno per poi partire!
Appoggio la testa al finestrino e guardo la gente che sale sul treno. E di loro mi immagino strane storie: intrighi amorosi, folli passioni o pazzesche vite parallele fatte di misteri e fatali coincidenze.
E poi noto le facce di sempre che non nascondono nulla, che attendono la fine del viaggio.
E anch’io attendo di ritornare là dove qualcuno mi aspetta.
E mentre il treno riprende velocità, ripenso a quello che mi sono lasciata dietro e di quello che mi ritroverò davanti.
Mi frugo nelle tasche: scontrini, un fazzoletto, appunti di viaggio, due caramelle alla liquirizia. Sistemo, assetto, mi stiracchio, mentre il treno continua la sua corsa verso la mia meta.
Rovisto nella borsa, trovo i miei rullini: pezzi di vita, indelebilmente impressi in frammenti di pellicola, pezzi di storia che susciteranno ricordi, pensieri, sorrisi, allusioni…
Colori e volti, gesti e movenze, sculture e monumenti, paesi e scorci… tutti lì che attendo di essere stampati, criticati, osservati, impressi…
E intanto tutto attorno a me muta, diviene, si trasforma. Viaggia il treno tra i paesaggi più differenti e la gente intorno a me si diversifica, si alterna, cambia…
Noto i vari pacchi intorno: carte sgargianti, dimensioni irregolari, borse trasparenti… Pensieri di viaggio in formato cartolina.
Mangio una caramella dal sapore forte, intenso: anch’essa reminiscenza di viaggio, sapore di passato, richiamo di quello che è stato.
E il treno va, verso la mia casa, dove qualcuno mi attende. Là troverò accoglienza e voglia di ascoltare. E un po’ alla volta narrerò, e magari esalterò: così mi sembrerà di non essere ancora tornata. Tralascerò qualche particolare, e magari ne celebrerò altri. Dirò di persone e sentimenti, di sapori e divertimenti.
Sarà bello ripensare, sì mi piacerà.
Un ragazzo mi urta, gli cade il lettore e la musica si diffonde. E questo mi riporta ai suoni che ho udito in paesi lontani. Ritmi melodici che narrano vicende di antichi guerrieri. Armonie incalzanti che riecheggiano nell’aria, supportate da danzatori di un tempo che fu, che non ritorna, e lascia all’immaginazione.
Ora il mio treno si ferma. Lascio che la folla mi anticipi, e piano scendo. Mi sposto goffamente, tra i mille pacchi, la borsa, la valigia e la macchina fotografica. Mi soffermo, penso, e respiro l’aria di casa: così diversa da come me la ricordavo. Una brezza nuova mi sfiora il volto mentre chi mi attende mi sorprende alle spalle facendomi trasalire. E sono di nuovo a casa.
Mi aiuta e porta con sé quello che non riesco a trascinare. Mi anticipa e mi apre la porta.
Mi soffermo nuovamente: sono pronta per varcare la soglia e riscoprire quello che fin poco prima era irrilevante.
E poi ripenso. Tutto assume un aspetto nuovo.
Chiudo la porta, ma sono pronta a riaprirla, tra un po’ dovrò ripartire, per godermi quello che mi risulterà mancante, assente, stantio, povero, vuoto.
E mentre progetto la nuova meta, abbraccio chi mi attende, accarezzo chi mi supporta, saluto chi mi sorride.
Come mi sento bene in questo giaciglio, come mi sento appagata qui, dove ho desiderato di ritornare.
Ma tutti sanno quello a cui già sto pensando: un treno che solca luoghi ancora da scoprire, sapori ancora da provare, colori ancora da ammirare… Tutto sarà nuovo intorno a me e in esso mi immergerò…
Ritorno per poi partire, parto per poi ritornare!