giovedì, 09 ottobre 2008, ore 15:43

La libertà del cuore
 
Mi sono lasciata scivolare un pensiero…
Eri tu!
Ti ho custodito nel luogo più profondo della mia anima.
Ho tentato di assopirti,  sedarti, addormentarti…
Ma più ti ammansivo, più mi sbranavi.
Divoravi la mia interiorità, volevi emergere dall’anima,
e mordendo con voracità il mio cuore, hai raggiunto la luce.
Irradiato hai visto e udito.
Così hai voluto.
Hai trionfato nell’esuberanza del calore.
Il mio cuore per te era solo mitezza, e non ti accorgevi dell’ardore.
La mia anima per te era solo stordimento, e non ti accorgevi del mio assorbimento.
E così ti lasciai andare.
Era ciò che ambivi…
Peccato non eri più il mio scrigno d’oro…
Eri Libertà e io ero Lacrima.
Mi voltai e ti lasciai respirare al vento.
Ma qualcosa cambiò, lo vidi dai tuoi occhi.
Vibravi nell’aria, ti mancava il coraggio.
Ti spinsi, e ti dissi vai…
Piroettavi nell’immenso sconosciuto, ma abbozzando talvolta titubanza.
Mi chiesi perché…
Ti ripetei di andartene, e così avvenne, strappandomi però un pezzo di cuore.
La ferità si rimarginò, non appena compresi che avevo trattenuto un po’ della tua libertà.
lisac
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lunedì, 10 marzo 2008, ore 09:17

La Ballata degli Amanti
Lascia che io parli al vento di te,
brezza e folata si inebrino del tuo profumo,
e lascino turbamento alla deriva.
 
Lascia che io sfidi tempesta e uragano,
lasciami là, non li temo, non mi graffieranno,
e vinti si arrenderanno all’eco del tuo nome.
 
Lasciami narrare al tepore mattutino l’ardore dei tuoi baci,
lasciami sussurrare la palpitazione, la concitazione, l’impeto…
Così l’aurora, arrossata dalla nostra passione,
darà sfogo al mattino, inebriandoci ai primi raggi di sole.
 
E poi tra i flutti del mare ci uniremo alla danza delle onde,
diverremo unici e indivisibili,
tutt’uno con l’universo.
 
E i nostri sussurri diverranno il canto delle allodole,
e plasmati in un unico essere saremmo perfetti.
 
E poi ci sorprenderà il tramonto e
nel riverbero del mare ascolteremo il nostro palpitare.
 
Ci abbraccerà il manto stellato,
ci coprirà di carezze,
e nel silenzio più avvolgente,
ascolteremo la musica della nostra passione.
 
E solo quando la luna sarà un leggero spicchio nel cielo,
ci abbandoneremo l’uno nella braccia dell’altro,
all’assopimento conturbante del nostro amore…
lisac
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lunedì, 21 gennaio 2008, ore 18:07

Un soffio in una fiammella
Un sospiro ed un soffio lieve lieve, ma limpido, candido…,
su una fiammella…
Per spegnere la magia, e lasciare libero il pensiero.
E poi un sorriso per ciò che è stato.
Forse un rimpianto,
un tocco di malinconia
e un crogiolo d’amore.
 
E in un battito di ciglia il ritorno al presente,
uno sguardo perso nell’aria per assaporare ciò che si sfiora di ora in ora,
e che candidamente diventa già passato.
 
Perché il tempo scivola dalle mani,
si insinua,
si inerpica tra le pieghe della pelle, che lo lascia scappare…e non lo trattiene.
E ciò che era futuro diviene in un istante passato,
e ciò che resta è l’impercettibile pensiero che diviene ricordo,memoria, il fu…
 
E allora sia auspica un futuro,
ipotizzando idee, fatti e volti.
E poi carezze, desideri, e battiti incessanti, rigeneranti…Vitali!
 
Per poi tornate a credere che i turbamenti rimarranno in un limbo di vissuto,
per poi tornare a sperare che la purezza della vita non sovvertirà gli auspici,
per poi tornare a confidare che la bellezza sta nel futuro ipotizzato, idealizzato…
 
Perché la vita è nel domani,
con dolci pensieri e lievi fiammelle ancora da spegnere…
e si torna a sperare, soffio dopo soffio, istante dopo istante…
 
lisac
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mercoledì, 12 settembre 2007, ore 10:37

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Trattenete la mia lacrima,
non lasciatela scivolare…
Vi prego aiuto!
 
Non lasciatemi nel baratro in cui mi vedo precipitare.
Ricordatevi di me,
di ciò che fui,
anche se, poi,  non lo ero!
 
Trattenete la mia lacrima,
permettetemi di vivere ancora sperando in ciò che amo.
Datemi motivo di desiderio,
datemi spunto di brama,
datemi il mio sogno d’amore,
e ripetete tutto all’infinito…
Così come il mio cuore lo grida…
perché è là, che la mia lacrima si fermerà!
lisac
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lunedì, 27 agosto 2007, ore 08:39

Paris en Août
 
Che cos’è Parigi?
E’ un viaggio subito dopo New York.
E’ una promessa di partenza, un patto di amicizia.
E’ un viaggio con la novità, ma anche un déjà vu.
E’ l’inizio di una nuova avventura, una preparazione veloce, una guida inaffidabile.
E’ un “dai si parte, chi ci accompagna?”
E’ una caduta con la rialzata, ed uno stato d’animo allertato, sollecitato, riattivato!
E’ un giovedì mattina senza inconvenienti, una ricerca estenuante della metropolitana.
E’ un canto triste, tragico e preoccupante, quindi del silenzio.
E’ una risata liberatoria, fino al cielo.
E’ una caduta.
E’ una risata.
E’ un uomo con il montone.
E’ il freddo del mattino, agghiacciante, e pungente.
E’ una felpa grigia indossata sopra un’altra.
E’ una giacca troppo leggera ed una imbottita.
E’ una valigia estiva ed una media, una leggera ed una pronta a contenere dei souvenirs.
E’ un berretto portato sulle ventitre, caldo di lana, che dà vanità o forse fa francese.
E’ una macchina digitale per “solo” 500 foto.
E’ una macchina analogica che rende “lovely girls”
E’ un dolce al cioccolato con il cuore morbido e fondente, è una serata girata nel modo giusto!
E’ un mezzo litro di acqua a € 5.50, quando si era chiesto dell’eau en caraffe.
E’ un francese arrugginito, ma azzardato, è inventiva, è un neologismo.
E’ una risata senza fine, è una presa in giro!
È tutto très agréable.
E’ un quartiere strano, equivoco.
E’ un ammiccamento maschile, è il Wolf ed il Bear.
Ed è la nostra risata.
E’ una grossa capacità di perdersi: una, due o forse tre, ore.
E’ una deviazione a piedi di tre chilometri.
E’ una cremina per i polpacci.
E’ un panino col burro dal gusto decisamente buono.
E’ una Tour Eiffel imponente, arrugginita e troppo piena.
E’ una orda di giapponesi con fotocamere digitali!
E’ il museo d’Orsay, troppo immenso, troppo stancante.
E’ l’origine della vita!
E’ la crepe alla nutella più dolce al mondo.
E’ il Louvre che lascia senza parole, e rende tutto senza luogo né tempo.
E’ il venerare una Gioconda ancora vanitosa, e l’ assaporare  un’arte inimmaginabile, immensa e grandiosa.
E’ una Venere di Milo perfetta in forme e dimensioni, in colore e sostanza.
E’ il volere spegnere una candela, tanto pare sia vera… “Ah no, è solo un’immagine!”
E’ un rimanere senza parole e sentirsi infinitamente piccoli di fronte all’enorme capacità altrui. E sentirsi infinitamente fortunati per poter ammirare!
E’ un giardino che comunica con i Campi Elisi, e il nostro stupore.
E’ un succo amaro all’arancio.
E’ un negozio aperto… “su dai entriamo!”
E’ una vetrina guardata e riguardata… “E’ una scelta difficile!”
E’ una stanza d’albergo molto piccola, ma abbastanza per noi!
E’ un cuscino senza fodera.
E’ una televisione talmente lontana e piccola da capire che è giunto il momento di un controllo visivo.
E’ un documentario su scientology, è la serie televisiva de i Simpson, è Amanda Lear mora, è il mèteo, è il grand secret…
E’ un cruciverba facilitato con le soluzioni.
E’ un’imitazione perfetta del linguaggio francese.
E’ un messaggio in più per me, una telefonata inattesa, una madre un po’ stanca, un dolce pensiero, una confidenza.
E’ il leggere ad alta voce un sms, inviarlo, attendere la risposta…
E’ un sollecitare, è un “ma chi se ne frega!”.
E’ un dolore alla pancia, è un sacchetto di patatine al formaggio piccante.
E’ un “alzati e prendimi la coca-cola!”
E’ un “io ho sonno!” e un “tanto per cambiare!”
E’ un ombrello aperto, ma meglio due…
E’ Notre Dame: alta, imponente, buia, austera, aggressiva…
Ed è la pioggia che cade fina, fina. Ora con irruenza, ora no!
E’ la reggia di Versailles chiusa, ma con un giardino con piscine navigabile.
E’ una donna, o forse due,  con il chador, tanti figli ed un unico padre.
E’ l’acquisto di un paio di stivali alla D’Artagnan, e delle scarpe stile Luis XIV.
E’ un “ma quanto belli sono …!”
E’ l’integrazione razziale, è un essere avanzati, è un guardare oltre. “Così sì che va bene!”
E’ una poca cultura della pulizia, è un’ infinità di barriere architettoniche, è un fumare ovunque, è la mancanza di cestini. “Così no che non va bene!”
E’ la meraviglia di Montmartre: Le viuzze, la collina, la Basilica, e la piazza degli artisti.
E’ l’acquisto di due acquerelli e un olio su tela. E’ l’attrazione per il bianco e nero. E’ un rosso di papaveri, un essere scoperte, essere italiane!
E’ una metropolitana che salva la vita, o forse i piedi.
E’ Pigalle, è il Moulin Rouge.
E’ una via di sexy shop, è un tutto a due euro, è gadget, è un “entrate belle, per Voi special prices!” 
E’ un “ma ce l’aveva con noi?!”
E’ un clochard in ogni angolo, è un caffè regalato, è una monetina…
E’ il sonno mattutino, è un petit déjeuner con l’escargot au raisin.
E’ lo scambiare un uomo per una donna, o una donna per un uomo…
E’ un 15 agosto dedicato allo shopping. “Ma è tutto chiuso ?! “
E’ un 15 agosto con la pioggia, e senza jeux des fous (ou fous des artifices!)
E’ attendere una partenza…
E’ l’incontrare un’amica.
E’ il rimanerne meravigliate, stupite.
E’ una paura di essere psicanalizzata “Ma io sono proprio così!“
E’ il vedere la felicità negli occhi di chi ti accompagna.
E’ un abbraccio nella metropolitana, che non si dimenticherà facilmente.
E’ un grazie sussurrato.
E’ un continuare a stupirsi.
E’ un “adieu Paris”, mentre l’aereo prende quota, ma poi mi volto e penso di aver mentito.
« Au revoir Paris, à bientôt! »   

 


lisac
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giovedì, 07 giugno 2007, ore 10:51

La dimensione del dolore
Contravvenni ad ogni consiglio.
Quella sera non avevo voglia di ascoltare le fracide e tentennanti parole dei soliti.
Non avevo voglia.
Quella sera non volevo trascorrere la classica sera.
Non volevo indossare la maschera e far finta di non sentire nulla. Non volevo essere la solita che sfida tutto e tutti. Ma volevo rimanere nei miei più tetri pensieri. Volevo crogiolarmi nei miei dolori. Non ci pensavo proprio di dar ascolto a chi va alla ricerca del buono... In fondo in fondo non so quanto me ne era rimasto dentro.
E' per questo che rifiutai gli inviti. Non che fossero molti, non lo sono mai stati. Non ho mai riscosso tanto successo. Ma dall'altra parte l'ho sempre saputo.
Sono sempre stata decisa e autoritaria. Avevo le risposte giuste, pungenti e disinvolte. Sapevo come attirare l'attenzione, e sapevo di suscitare qualche invidia...Ero schiva ma intrigante e a volte coinvolgente. Ma sapevo eclissarmi con destrezza e divenire tagliente 
Ma ero fatta così, e questo si è sempre tramutato nel perdere un bel pò di gente che non mi fosse realmente affezionata.
Ma quella sera non me ne importava.
Mi chiusi dietro alle solite pareti e rimasi lì a pensare a ciò che alimentava la mia ansia, senza trovare un vero motivo. Sapevo che le mie inquietudini erano un abile nemico.
Si infilavano nella mia vita con la maestria di un ladro provetto, togliendomi il respiro, la voglia di mangiare e alimentando a dismisura lacrime ed ira.
E io combattevo. Mi ostinavo a contrastarle, senza però debellarle...
Ma quella sera ero vinta!
E dopo mille lamenti, mi lasciai ricadere sfinita sul letto e piombai in un sonno da cui non avrei più voluto svegliami…
Ma non avvenne e dopo un paio di ore trascorse secondo me a rilento, mi ritrovai nuovamente vigile e con accanto ancora il mix di turbamenti e inquietudini che non esitavano a mollare la presa.
Mi alzai allora di scatto dal letto. Cosciente della mia veloce ed inesorabile distruzione imminente.
Mi misi addosso il minimo per essere decente. Spazzolai i capelli, li raccolsi, e mi misi un filo di lucidalabbra.
Uscii.
Appena fuori mi accesi una sigaretta, sapeva di lacrime.
Feci strada senza guardare né l'orologio né la mia meta.
E così tralasciai spazio e tempo in una dimensione in cui non avevo voglia di ritornare.
Arrivai ad un bar. Entrai. Non esitai.
Era scuro, cupo e lugubre. Ma buono per berci.
-"Che ti porto Bellezza"
-"Un gin e cola"
-"Eccoti servita...
Che ne dici di sederti ad un tavolo?"
"Non cerco Compagnia, Amico!"
"E chi ti fila bellezza?!"
Mi spinse da dietro le spalle e mi portò ad uno dei tavoli. Mi butto il mio bicchiere e mi impose di sedermi.
"Resta qui ed ascolta..."
"Cosa Amico?! Io sono stanca di stare ad ascoltare. Non è di questo di cui ho bisogno...!"
"Io scommetto di sì!, Ed il primo giro lo offre la casa. E vidi di ordinarne un secondo, chiaro!"
Mi accese una sigaretta, me la mise in bocca, e se ne tornò dietro al bancone a strofinare le sue stoviglie in mezzo al lerciume del posto.
Mi guardai intorno. Non c'era un granché da vedere. Erano tutti sfatti come me...
Intanto la mia pazienza iniziava a venire messa alla prova: le luci, il silenzio, l'odore del tabacco...
Dovevo uscire. Che ci stavo facendo là dentro!
Ma proprio in quell'istante sentii lo strimpellio di una chitarra.
Venne portata nel piccolo palco una sedia. E una figura gli si avvicinò.
Si accomodò.
Della luce flebile flebile illuminò la figura.
Era un'altra anima in pena: un'anima oscura...
"Suona per noi Jeff" disse il barista.
Alzò gli occhi. Un semplice sguardo per intuire l'intenso azzurro degli occhi.
Accennò un sorriso, o forse era una smorfia, ma che potevo capire io da quella distanza?!
Accordò la chitarra, e poi tutto si annullò.
Iniziò il suo canto sincero e liberatorio.
Diede voce alla sue note, intonando alla perfezione il Mio dolore
La sua musica parlava di cuori strappati e di anime dannate.
Di vite senza dio, di inferni senza paradisi e di lunghi e struggenti purgatori.
Parlava di vite spezzate e di dannazioni perpetue.
Parlava di se stesso, parlava di me...
E poi la sua chitarra traduceva con abilità parole non dette, ma intuite e soffuse.
E poi la sua voce strana ma carezzevole mi sfiorava con l'intensità del timbro, facendomi sentire molto vicina a lui, più di quanto la pudicizia lo imponesse.
Era intenso e melodico. Era struggente e conturbante.
Era musica, era Lui, ero io...
E lui smise.
Si tolse i capelli da davanti agli occhi.
Intravidi nuovamente l'azzurro, ma questa volta misto a lacrime.
E non solo le sue.
Qualcuno applaudì, ma era del tutto superfluo. Era stato un canto per se stesso.
Lui non cercava la gloria.
Si alzò. Lasciò la chitarra nel mezzo quasi incapace di sostenerla e sparì nella penombra del locale.
Mi voltai verso il cameriere, per cercare di capire...
Ma mi fecce un cenno. Era ora di chiudere. Dovevo andarmene.
Buttai qualche soldo sul bancone, sempre voltandomi in dietro per vedere se Lui c'era ancora. Ma era svanito. A me si accodarono gli altri malcapitati della serata, e appena fuori si dispersero.
Io rimasi lì fino a quando non fu calata la saracinesca.
"E' finita bellezza, torna nella tua dimensione!"
Ma io non lo volli, e attesi.
E poi capii. Era l'ora di andarmene.
La mia disperazione se n'era andata, ora ero sfinita e sbalordita.
Avevo avuto un'allucinazione?
Non lo so, il fatto volle che non riuscii più a trovare il locale.
Lo cercavo, facendo memoria dei passi di quella sera, ma non mi fu mai data un'altra opportunità.
Spazio e tempo tornarono a divenire miei padroni e così l'illusione di aver vissuto realmente una tale disperazione.
Ma di notte, qualche volta svegliata di soprassalto mi pare ancora di udire un canto disperato provenire dal fondo del mio cuore.
Il mio animo grida ancora!

lisac
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mercoledì, 16 maggio 2007, ore 08:07

Il Gusto dell’Amore
-“Mi chiamo Arthur Frank Tommas Miller.
Ho 48 anni.
Vivo a New Hell
Insegno analisi del comportamento umano all’Università.
Sono uno stimato Luminare.”
-“Bene, Mr. Miller…”
-“Oh… Scusi ma preferirei essere chiamato Professore…”
-“Come desidera, tanto per me non fa alcuna differenza”
-“Grazie per la sua spiccata Gentilezza!”
-“Allora Professor Miller,
Lei è consapevole di trovarsi nel più grande Penitenziario di tutto lo Stato?
E’ consapevole, poi, di essere stato condannato all’ergastolo per i reati di:
Omicidio e Cannibalismo?”
-“Sì, Sì.
Queste sono le mie risposte, anche se queste sono le vostre abominevoli accuse. Alquanto riduttive, oserei dire, che non delineano un quadro dell’individuo, ma che si limitano a esaltarne soltanto le caratteristiche sommarie.”
-“Certo, certo… Ehm dove eravamo rimasti,.. sì ecco…
Allora, le rammento che questo è il riesame del suo caso.
Avviene una volta ogni 10 anni.
Come si dichiara. Visti i dieci anni di reclusione già scontati?”
-“Colpevole, Signore, senza il minimo dubbio!”
-“Benissimo, il suo caso verrà riesaminato tra altri 10 anni!
Così è deciso!”
–“Grazie, e buona giornata!”
-“Gente come Lei, Professore, è meglio resti recluso a vita, ed è un vero peccato che non esista la pena di morte in questo Stato!”
-“Mi scusi, Signore, ma mi stavo avvicinando alla porta è non ho potuto non notare la Sua… come dire, poco piacevole, affermazione.”
-“Certo e sarei disposto a ripeterla all’istante.
Le persone come Lei non mi fanno paura.
E’ solo uno strano scherzo di natura, un intermezzo, un difetto, uno sbaglio, un obbrobrio,… Sig. Professore!”
-“Scusi posso sedermi nuovamente e spiegarle alcune piccole cose…”
-“Sì, guardie, lasciatelo fare…! Visto che ha così tanto da dire… Le preannuncio già che saranno semplici parole al vento, e nulla verrà cambiato da ciò che è stato già deciso”
-“Grazie Signore per la sua disponibilità. 
Come vede, ho catene ovunque e non mi è possibile muovermi senza impedimenti. Ma io non mi sono mai sentito libero come ora.
Io vivo in una cella di pochi metri, ma mi sento benissimo, perché la mia anima ha raggiunto la pace dei sensi.
E lei Signore, riesce a dormire sonni tranquilli la notte?
Riesce a trovare il riposo o pure teme per la sua macchina, per la sua villa in montagna, per le corna della moglie, per le lezione di tennis dei figli, per l’acconto dell’iva da versare…?
Su mi dica?!”
-“Non stiamo esaminando me, in questo preciso istante!”
-“Perfetto, Lei ha ragione.
Ma mi creda, conosco il comportamento umano, e soltanto guardandola e sentendola parlare seppure per così poco, posso intuire che quanto ho appena esposto è solo una parte delle sue preoccupazione …
E invece io, non le ho mai avute.
Mi piacerebbe tanto che mi chiedesse perché!
Tocca a Lei parlare, Signore!”
-“Mi sta infastidendo… Professore, e rimpiango di non averla rispedita immediatamente nella sua cella a marcire per almeno altri dieci anni.
Comunque mi dica perché lei non ha i problemi che si posso definire di vita quotidiana?
Ma aspetti a rispondermi, Le do io la risposta: Perché forse è pazzo!??, O perché è qui rinchiuso?
E’ forse questa la risposta che voleva darmi.
Ma non penso, visto che non ha il senno per parlare così”
-“No, ed è proprio qui che Lei si sbaglia, e grazie ancora per avermi dato motivo di espormi…
Io ho visto da vicino il piacere e l’ho potuto assaporare.
Io ho toccato con mano la fiducia delle persone.
Sono riuscito ad avere la benevolenza e non solo, mi creda, Signore, delle più affascinanti donne che mi si siano mai avvicinate.
Io le istruivo e loro mi bramavano.
Io le educavo e loro mi imploravano.
Io le erudivo e loro mi ardevano…”
-“No lurido Porco, non era così!”
-“Oh, no, no… Le offese a me non piacciono Signore.
Io Le sto spiegando com’erano i fatti.
Lei non mi ripaghi, con queste scurrili elucubrazione!
Suvvia, la prego!
Allora, Come le stavo dicendo, loro mi amavano e io non potevo non dargli quello che mi chiedevano.
Ma poi, era lì che io trovavo la gloria!”
-“Nello stuprarle, Verme strisciante?!?”
-“Le Chiedo di Non Usare quel tono con ME!
Io, se rivede gli atti d’accusa, non sono colpevole di Violenza Carnale!
Loro mi si sono date spontaneamente, anzi no, volendo essere precisi, Signore, e mi scusi se mi sono alterato, Loro amavano ME.
Io attendevo impaziente il loro appagamento sessuale.
Aspettavo … ... …
Perché poi sarebbe toccato a me!”
-“Maledetto, tu le legavi …”
-“No! Lasci a me il racconto…
La prego non mi tolga questo Piacere.
Le sento ancora vicino a me ansimanti …
Uhh, per me era l’inizio, e purtroppo, povere illuse, per loro la fine…!
Le legavo alla testiera del letto e loro ancora invaghite dall’idea di un gioco erotico, restavano ferme e attendevano le mie mosse.
Mi avvicinavo, le bendavo, e le leccavo…
E loro lì frementi, non sapevano.
Piano iniziavo, con il mio coltello le stuzzicavo…
Piano, piano, fino poi a sentire le loro prima grida…
E così con la delicatezza di un amante, ma con l’abilità di un chirurgo, iniziavo a possederle.
Ed era lì che loro si stancavano.
Ma io avevo dato, ora era il mio turno, dovevo ricevere!
Con lentezza, brandivo il mio coltello e piano, piano percorrevo l’epidermide, fino a trovarne il rosso del sangue. Lei non può comprendere l’appagamento nel vedere quel rigagnolo carminio che prima debolmente, poi con veemenza solca la carne e la intinge di un intenso porpora...
E poi insistevo per vederne l’intricata e affascinate muscolatura.. Ha quanto viene nascosto, Lei non può di certo immaginare…
Ed infine arrivare là, fino agli organi vitali. E poi per ultimo, come apice di piacere, giungere al cuore e guardarlo.
Esultare con lui fino a suoi ultimi battiti.
E poi lontano dal corpo che lo contenne, assaggiarlo per provare l’infinito piacere di possedere tra le mani una vita che fu.
E sentire il tepore di un corpo si appresta a perde l’anima e lasciarla sfiorire in un soffio…
Ah, questo è il segreto. Prendere le emozioni tra le mani.
Ed amare, fino allo sfinimento!
Fino all’ultimo respiro, e poi il silenzio e poi la pace”
-“Porco dannato, tu mi fai schifo!”
-“E Lei invece mi rende triste.
Perché non sa che cosa vuol dire amare.”
-“Certo io non capirò! Ma lei rimane un lurido assassino!”
-“No, Signore io sono un amatore!
E Lei non sa che vuol dire vivere libero!”
-“Io capisco che tra 5 minuti me ne andrò da questo lurido buco e farò di tutto per dimenticare quella sua faccia da verme che si ritrova!
E invece Lei rimarrà qui dentro a consumarsi in una gabbia di pochi metri alla ricerca di un po’ d’aria!
Portatelo via, non voglio più che esca una parole da quella sudicia bocca, finchè io rimarrò in questa stanza”
-“Io però ho amato! E per sempre conoscerò la libertà!”
-“Scusami, Caro Professore, se stento a crederti, ma io ho bisogno di una boccata d’aria…
Mentre tu, da ora io poi, potrai solo immaginarti il profumo della libertà!”
-“Ahhh povero illuso, Solo chi ha assaggiato il vero amore può comprendere… il Suo Gusto!”
lisac
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giovedì, 19 aprile 2007, ore 08:27

Requiem per un Amore
 
“Nooo, non puoi lasciarmi! E’ peccato e brucerai all’inferno! E tra mille torture e dilani trascorrerai il resto dell’eternità!”
Avevo oramai sentito tutto questo per l’ennesima volta.
Così mi ammoniva il Pastore, ogni volta che mi decidevo a lasciarlo.
Ma io ero testarda e non demordevo. Ed era in quel momento che abbandonava il suo ruolo di predicatore e impersonava quello dell’angelo vendicatore.
“Ma è per il tuo bene non lo capisci!”
Mi ripeteva e poi mi assestava un colpo nel basso ventre.
“E’ Dio che mi ispira, perché tu possa ritornare nella retta via!”  
E quando esausto mi lasciava sola nel mio dolore, io morivo: piano, lentamente e inesorabilmente, per un Dio che a parer suo mi amava.
 
“Uno dei sette angeli, che avevano le sette coppe, venne a dirmi –Vieni, ti farò vedere il castigo decretato per la grande prostituta…”
Così iniziò il suo sermone Domenica scorsa.
E io mi rodevo mentre mi apprestavo ad essere l’apparente mogliettina perfetta e benvoluta.
“Sì o mio Signore Dio dominatore Universale, hai giudicato con verità e giustizia”
Sputa sentenze immondo, marcirai nel tuo stesso lezzo!
Era l’unico mio pensiero nel vederlo, nel sentirlo, nell’odiarlo…
E alla fine accanto a lui salutavo i fedeli, li ringraziavo e li stimolavo a tornare…
“Tornate, tornate, il Pastore è sempre pronto a ascoltarvi”
Ma in cuor mio, volevo la loro dannazione come quella di chiunque altro.
E poi per ultima mia madre, mi si faceva acconto, e lentamente mi abbracciava e senza guardarmi negli occhi mi sussurrava Coraggio!
Ed ecco mio padre, reo di avermi spinto tra le braccia di un Tiranno, orgoglioso di avermi maritato con un Pastore, mi baciava sulla fronte e mi diceva. “Ringrazia il Signore per il dono che ti ha fatto” e guardando mio marito ammiccava un gesto di compiacimento con la mano…
Morte bastardo, morte, anche a te!
Quanto odiavo la domenica.
E lui continuava a dirmi di quanto si sentiva felice nel giorno del Signore…
E poi odiavo le notti in cui ero costretta a giacere con lui. Odiavo il suo corpo sul mio, il suo peso, il suo fiato.
“Tu hai trovato grazia presso Dio. Avrai un figlio , lo darai alla luce… Egli sarà grande… ed egli regnerà per sempre sul popolo d’Israele”
Ma di questo si sbagliava: come poteva un ventre dilaniato dal dolore creare vita?!
Come poteva nascere dell’amore dall’odio!
E questo non accadde mai, e per ciò in cuor mio, nei fui sempre grata a quel Dio che si degnava di ascoltarmi solo nel non creare altra vita.
E intanto il tempo trascorreva tra i miei dolori i suoi sfoghi, i miei pianti, i suoi sermoni.
Ero mortalmente ferita nello spirito e nella carne.
E per lui ero arida, così come quella terra che fa germogliare solo gramigna.
 
“Nooo, non puoi lasciarmi! E’ peccato e brucerai all’inferno! E tra mille torture e dilani trascorrerai il resto dell’eternità!”
Avevo oramai sentito tutto questo per l’ennesima volta.
Ma questa volta non avevo più voglia di morire per lui ed il suo Dio.
Rimasi a terra per non so quante ore.
Stingevo i denti e mi aggrappavano a quella voglia di vincere, su di Lui, e sul suo Dio…
E poi ritornò,e smaltita tutta la rabbia e l’irruenza che versava soltanto su di me, mi rivelò quel amore che solo lui era in grado di dimostrare.
“Se qualcuno viene con me e non ama me, non può essere mio discepolo…”
Mi prese in braccio con la delicatezza di un uomo che non avevo mai conosciuto
Il giorno successivo sarei partita…
“Questo popolo, dice il Signore, mi onora a parole ma il suo cuore è molto lontano da me”
Riempì la vasca e mi lavò con la cura di un uomo innamorato.
Ma quanto sarebbe durato?
Non molto, mio odiato amore, non molto!
E dentro di me bramavo avidamente una vita mai provata, e ripensavo amaramente ad un amore mai scoperto.
E auspicavo una pace, quella portata dal lungo sonno…
“Quale casa potrete mai costruire, dice il Signore, o quale sarà il luogo del mio riposo?”
Non compresi… Non avevo voglia di nessun sermone.
Mi asciugo, e mi avvolse in caldo asciugamano.
Mi sollevò e mi portò sul letto.
Mi baciò sulla bocca.
Estrasse la pistola e sparò!
“Dio asciugherà ogni lacrima… la morte non ci sarà più. Non ci sarà più né lutto né pianto né dolore. Il mondo di prima è scomparso per sempre”
“Perfetto, oggi il mio requiem sarà perfetto.
Sentito e coinvolgente!
Trasparirà a pieno il mio profondo amore per te.”
“La tua morte è la mia salvezza.
Sono il servo del Signore, non manco di nulla!”
Uscì da casa per disporre la cerimonia:
“Tutto è compiuto”
 
E con le ultime forze che mi erano rimaste, guardai verso il cielo…
Mio Dio Mio Dio, perché mi hai abbandonato!
Verso le tre spirai.

... Leggendo qua e là il Vangelo 

lisac
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categoria : racconto





lunedì, 12 marzo 2007, ore 08:21

On Air
 
Che cosa posso volere di più di 4 pareti, un microfono e l’intimità di una notte.
Ben arrivati, sonnambuli, nelle frequenze di radio KK1!
♫... I’ can fill your love, your love…♫
Sì, in questa notte, proprio in questa, in cui ci sentiamo infinitamente soli e dispersi nelle nostre più intime oscurità, ci sono io qui, a dar spazio ad emozioni e sentimenti.
Non pensiate che questa trasmissione la facciate voi… No, questa volta vi sbagliate sul serio, perché ora sono io la padrona indiscussa, sono io quella che bussa nella notte, sono io quella che cerca un barlume di luce, sì io.
Quindi o voi popolo di non dormienti, mettetevi comodi che si decolla e l’aereo lo piloto io!
♫... windows in the skies…♫
Oggi lascio la parola al tempo.
Lascio che sia lui a guidarmi.
Guardo oltre, mi soffermo, penso, aspetto. Sono pronta. E se non lo fossi? Presumo non gli importerebbe. Perché lui scorre inesorabilmente. Lasciando dietro di sè fatti, ricordi, desideri, istanti. Tutto finito e a me non resta che aspettare fiduciosamente.
Questo mi ha insegnato il tempo: Sperare.
E così proietto il mio ideale di futuro dal passato, vivendo quell’istante di presente che diviene immediatamente accaduto.
Ma se mi soffermo, scorgo l’avvicinarsi dei miei primi trent’anni di vita.
Che dire, che fare!?
Proseguire, senza dubbio!
♫... love is a blindness…♫
Se sperate che in questa notte io dia spazio alle vostre cazzate scritte su rotoli di carta copiativa, beh vi sbagliate di grosso: scordatevelo!
Sta sera mi dedico quest’ora. E così mentre voi vi adagiate comodamente sulla vostra poltrona e sorseggiate un Brandy di pessima annata, restate lì ed ascolte.
E se questo non fosse di vostro gradimento, beh, sapete… penso che questa non sia la radio giusta per voi. Ma sapete perché?
Perché non vi riconosco… No! Non ce la farete mai. Voi non siete miei amici, no?!
… Ops squilla il telefono!
Ma chi ti ha invitato a telefonare. Metti giù e torna nella tua dannata intimità casalinga.
Vuoi essere mio amico? E’ facile da dirsi, ma ne saresti all’altezza?
Sai che ti dico? E’ facile essermi amico quando sono allegra e sono io che animo la serata, è facile restarmi vicino se sono io che mi organizzo, è facile, sì lo so!
E se all’improvviso mi ammalassi? Ci saresti ancora? Se non potessi più rallegrare la tua dannata vita, mi accoglieresti ancora? Se così per caso non fossi più in grado di arrangiarmi da sola e avessi bisogno di quel sostegno che io ho dato per una dannata quantità di tempo a te, Tu ci saresti?!
Sì… No bello, non ci credo. Lo sai perché, te lo spiego subito. Perché è comodo essere amico di qualcuno per un periodo limitato, ma è il tempo che rafforza un unione, e tu riesci a resistere a tutte le sue avversità?!?
Qualcuno ha detto”gli amici vanno e vengo, ma alcuni, i più preziosi rimarranno!”
Nulla di più vero!
Amica, del mio cuore, è dedicata a te, questa canzone!
♫... Pride, in the name of love…♫
 Siete ancora in diretta, qui con me, nell’ora notturna dedicata solo a me e alla mia musica, nelle frequenze di radio KK1.
Non penso che mai una serata sia stata più affollata delle vostre fotture e-mail e dai vostri dannati fax. Ma che vi aspettate da me? Guido con fierezza questo veivolo: sbando, accelero, sobbalzo, ma seguo la rotta. Quale? la mia!
Il telefono non smette di squillare. Che volete da me? Consigli. Sì ma di che genere? D’amore. No mi dispiace. Io non ne parlo più. Da tempo oramai.
Il mio cuore è stato dilaniato, devastato, squarciato. E tutti quei pezzettino sono stati gettati al vento. E sono caduta in un baratro. E là ci sono rimasta.
Per quanto tempo? Infinito!
E poi quando non ho più potuto rimanere inerme difronte alla mia distruzione, ho iniziato a cercare i vari pezzi. Erano molto lontani gli uni dagli altri. E quando ci sono riuscita ho cucito ogni parte con un filo spesso. E ogni volta che l’ago forava il mio cuore, il sangue non smetteva di uscire. Poi l’ho corazzato. E divenni acida, aspra e intollerante.
Maledissi l’amore e la mia fiducia in esso. Condannai ogni bacio concesso e ogni confidenza sussurrata.  E in più meditai vendetta, che all’inizio divenne furia.
Ma come sempre ci pensò il tempo a rimediare. Rimarginò le mie ferite, e asciugò il mio sangue. E seppure di bello conservi veramente poco, sono tornata a sperare nell’amore, nella sua potenza e nella sua perfetta armonia.
Questa canzone la dedico a chi come me attende, per ritornare ad amare…
♫... with or without you…♫
Mentre ascoltavo pensavo alla mia famiglia e in particolare ai miei genitori. Ripenso al loro amore, mai messo in discussione. Al loro temperamento di coppia e alla loro tenacia. Sono stata molto fortunata ad avere avuto loro accanto a me.
Oltre ad essere stati buoni educatori, sono stati per me, un buon punto di riferimento.
E poi mio fratello.
Molto più adulto di quanto non lo sia io, e molto meno permissivo, di quanto il suo ruolo gli imponga…
Un solida spalla.
Il mio legame più forte con il passato.
Il telefono rimbomba di là nella sala vuota. Chi rompe in questa notte in cui solo io e gli astri hanno il compito di illuminare questa serata?
Metti giù, perché questa è la mia serata. Me la dedico e mentre le prime note di questa canzone iniziano a diffondersi nell’etere, io invio un bacio al più stretto legame sanguigno e lascio che questo sentimento d’affetto vada oltre i confini geografici e raggiunga chi mi ha sempre amato.
Questa è tutta per voi!
♫... Somentimes you can’t make it on your own…♫
Lascio che questi miei pensieri vi pervadano di nostalgia e che dalle frequenze di radio KK1 non esca solo musica, ma che sta sera sia il sentimento a cantare.
Se la notte fosse, come al solito, dedicata a voi, lancerei questa domanda: c’è stata nella vostra vita una persona che vi ha lacerato l’anima?
No, no, no… Non voglio le vostre nuaseabonde e-mail, no, lasciate perdere.
Vi rispondo io. Sì. Io conosco una persona che mi ha distrutto e mi ha letteralmente calpestato. E nonostante continui a nutrirsi dei miei frantumi d’anima, io cerco di redimerla. Cerco di spingerla a trovare in me la parte migliore. La costringo a vedere quella lucina che in fondo al mio cuore dà calore ad ogni mia membra. La stessa che a volte mi irradia... E sapete che accade? Nulla, ma proprio nulla. Anzi il contrario di quello che avevo attentamente auspicato. E io torno a frantumarmi e a spegnermi come una lanterna rimasta oramai senza stoppino.
Ma poi reagisco, e torno a sperare, perché in fondo in fondo, in ogni persona si nasconde una bellezza assopita…
Ed è a chi, come me, cerca di risvegliare il meglio degli altri, che dedico questa melodia.
Restate con me, qui a radio KK1
♫... One love, one night…♫
Ed eccomi sulla soglia dei trent’anni. Pronta ad affrontare ciò che la vita mi porterà.
Che cosa ho imparato dal passato?
Beh, vorrei tanto dire a vivere giorno per giorno. Senza pianificare e senza sperare. Ma non ce la faccio.
Seppure i miei piani siano stati sempre stravolti, puntualmente,  dagli imprevisti del tempo, non ho mai voluto cedere.
Non ho mai voluto lasciare che sia il vento a darmi la rotta. No, non ce la faccio.
Devo perlomeno cercare di impormi. Che poi gli eventi non lo permettano quella è un’altra cosa.
Ma io lotto.
Sono nata come donna guerriera, e nel mio kit di sopravvivenza c’è sempre stato un arco e una freccia. E più di una volta l’ho scoccata.
L’ho insegnato anche a gli altri. E chi ha voluto, mi ha seguito. Altri, nel mio tragitto, si sono persi, per seguire il loro. Peccato, o forse meglio!
Chi lo può mai sapere!
Procedo a testa alta verso il mio futuro. Sono certa che inciamperò, scivolerò e mi sbuccerò le ginocchia. Ma sono sicura che incontrerò chi mi aiuterà a risollevarmi e più forte di prima proseguirò il mio viaggio. Incrocerò volti nuovi, aiuterò altri a proseguire. Camminerò certamente, con o senza qualcuno, perché questa è la mia vita.
Un viaggio, da cui si può vedere da dove si è partiti, ma la meta è sempre incerta.
L’importante è lottare.
♫... city of blinding lights…♫
E ora prima che l’orologio scocchi, dalle frequenze di radio KK1 vi saluto.
Abbraccio chi mi festeggerà tra qualche giorno, chi si sta dando daffare per me, con o contro voglia.
Ringrazio chi mi ha già sopportato nel mio passato, e chi e pronto a farlo nel futuro.
Vorrei lasciarmi dietro la mia ansia, ma come farei senza di lei..
E vi lascio dedicandomi questa canzone, che mi rappresenta e mi dà speranza.
A me, Buona vita, a me, Buon Futuro,…
♫... Sono un uomo libero, nè destra nè sinistra, … e sogno ancora con i gomiti appoggiati alla finestra…♫

lisac
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categoria : racconto





lunedì, 19 febbraio 2007, ore 09:19

E divenni volontaria…
 
Mi preparo: lego i capelli in una ordinata coda, mi sistemo il camice, aggiusto il tesserino ed entro in servizio.
E ogni volta è come se tutto si azzerasse e le esperienze precedenti divenissero nulle.
E così tutto diviene nuovo.
Respiro profondamente, rifletto su ciò che penso di scorgere sulla porta di ogni reparto Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate…”
 E poi mi faccio leggera e silenziosa. Con la delicatezza di un corpo etereo mi faccio avanti ed incontro coloro i quali non ne conoscevo esistenza.
Accenno un discorso, abbozzo un sorriso, e ascolto.
Cerco un punto di contatto, una sintonia, un istante che mi permetta di divenire parte di chi sta al di là…
E piano piano avviene, e così come un fiore mostra la propria corolla al sole io rimango lì ed assisto alle rivelazioni della fragilità umana, compiacendomi e rimanendo di volta in volta stupita.
 Io ascolto e miro chi mi si fa davanti. Intervengo, sorrido. Sostengo ma senza appoggiarmi. Aiuto ma senza gravare.
E rimango lì ad assistere chi incontro.
Li guardo dritti negli occhi e con la delicatezza di una farfalla mi faccio vicina e attendo.
Il volto mi dice molto. E’ dalle loro rughe che scorgo la loro propensione alla vita e la loro storia. E’ dai loro occhi che comprendo quanto hanno dato e quanto hanno da offrire. E’ dalle loro mani che scopro la operosità e dalle loro forze che comprendo quando vogliano la vita.
E quando penso di aver compreso tutto, scopro una ineluttabile verità: di loro non so nulla.
So soltanto quanto cerchino la vita o la sfuggano.
Alcuni mi narrano della loro gioventù e di quello che ad essa devono. E poi rattristandosi mi stringono la mano e mi tengono stretta. Come se io fossi una piccola speranza che li tiene attaccati ancora a questa esile vita.
A volte piangono, altre si lamentano, altre ancora fingono: ma chi sono io per capire.
Io ascolto e offro ciò che ho, e a volte non mi sembra abbastanza.
Altri non mi guardano mai, si sentono intimoriti dalla mia giovinezza e dalla mia vita. Altri schivano il mio sorriso, altri ancora lo detestano.
 
“Per me si va ne la città dolente,per me si va ne l'etterno dolore,per me si va tra la perduta gente”
 
E poi esco da una stanza per ricominciare, rincontrare, affrontare nuovamente e tornare a stupirmi per ciò che non avevo previsto, per un grazie inatteso, per un pianto liberatorio, per un semplice “Torna ancora…!”
 
A volte le rughe su volto non sono poi molte, ma la sofferenza, quella sì, ed è incommensurabile.
Saluto, mi fermo, accarezzo, sospiriamo insieme. Me ne vado. Mi sorride. Un altro muro è stato abbattuto.Con il solo rumore del silenzio.
E poi è il momento del pranzo.
La fame è poca sono già sazi. Ma qualcosa manca sempre. (Per Fortuna!)
Qualcuno cerca l’aiuto, altri ne sfuggono. Che fare, come fare… … ?!?
Non c’è una regola, improvvisazione, quella tipica del genere umano che stupisce ed esalta.
“Grazie!” e questo basta.
E poi i consigli. Alcuni ripetitivi, ridondanti, categorici, perentori. Altri ancora inaspettati, inattesi, gelidi e taglianti, altri ancora carichi di sentimento, coinvolgenti, commuoventi, umani…
“E quindi uscimmo a riveder le stelle”
E tornando a casa piano piano emergono volti, storie, di chi si è lasciato al di là di quella porta.
E si comprende e si torna a sperare. E ci si accorge che si è imparato dalla sofferenza altrui, dalle lacrime non proprie, dagli sguardi supplichevoli.
E ci si sente fortunati. E ciò che per qualche momento prima simboleggiava un infermo diviene paradiso personale e il mio animo respira vita nuova.
“La gloria di colui che tutto move per l'universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove”
 
 
 
Tratto liberamente dalla Divina Commedia

lisac
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